Senato respinge dimissioni di Tocci

Senatore Pd Walter Tocci (screen shot youtube)
Senatore Pd Walter Tocci (screen shot youtube)

L’Aula del Senato ha respinto la richiesta di dimissioni avanzata dal senatore Pd Walter Tocci presentata lo scorso 8 ottobre dopo aver espresso il proprio dissenso sul voto di fiducia al Jobs Act, così come scrisse lui stesso le motivazioni sul suo blog. Tocci aveva sostenuto, riferendosi al premier Matteo Renzi che “il grande rottamatore porta a compimento il programma dei rottamati che lo hanno preceduto, sia quelli di destra che quelli di sinistra. Non si è mai cominciato a cambiare verso. Finora si sono visti solo passi indietro. Non siamo stati eletti per indebolire i diritti”.

Al momento gli interventi in aula del Senato sono stati tutti nel senso di respingerle e lo stesso Tocci ha assicurato che si rimetterà alla volontà dell’assemblea.
“Tocci sa bene quante volte io stesso e i senatori del Pd gli abbiamo chiesto di ritirare le dimissioni. Un invito ribadito sia dalla direzione del partito, che dal segretario Renzi. Per questo chiedo al Senato di respingere le dimissioni di Tocci e spero che lui accetti, come ha detto, la decisione dell’aula, senza quindi ripresentarle”, ha detto il capogruppo del Pd a palazzo Madama, Luigi Zanda, annunciando che il gruppo voterà contro le dimissioni del senatore.

“Pd chiede al Senato di respingere dimissioni di Walter Tocci. E’ questa la nostra idea di libertà di mandato: leali anche nelle critiche ma responsabili£, ha invece commentato su twitter il senatore del Pd Andrea Marcucci, presidente della commissione Cultura al Senato.
Prima del voto, il civatiano Tocci aveva ribadito nel suo intervento le proprie opinioni sostenendo che “le garanzie diminuiscono anche per i lavoratori, che possono essere licenziati con motivazioni false: bastano quelle economiche per nascondere le motivazioni discriminatorie. Davvero non riesco a convincermi che si debba peggiorare la legge Monti-Fornero per creare sviluppo. L’arretramento delle garanzie istituzionali va di pari passo con la diminuzione dei diritti sociali”.

Inoltre, Tocci ha detto che “in Italia è scomparsa la legge: non solo perché non viene rispettata ma perché non è più il parlamento a produrla. Le chiamiamo ancora leggi ma, da tanto tempo, ratifichiamo su proposta del governo ammassi di norme eterogenee, improvvisate,  complicando all’inverosimile la vita dei cittadini e delle imprese. All’iniziativa parlamentare rimangono celebrazioni di eventi, nicchie corporative, regalie territoriali. L’esecutivo è padrone del
legislativo”.

C.D.