Partite Iva, l’annuncio di Orfini: “Presto ddl organico”

Matteo Orfini (screenshot Fatto Quotidiano Tv)
Matteo Orfini (screenshot Fatto Quotidiano Tv)

Uno dei nodi più controversi della legge di stabilità riguarda le partite Iva e poco fa sul suo profilo Facebook, il presidente del Partito Democratico, Matteo Orfini, è intervenuto sulla questione, spiegando: “Leggo in queste ore tanti commenti sui provvedimenti assunti in stabilità per le partite iva. Forse è utile qualche chiarimento: per chi rientra nel regime dei minimi (fino a 15.000 euro) le condizioni migliorano per effetto di diverse misure (riduzione irpef, niente più libro contabile quindi si risparmia commercialista ecc). Peraltro la possibilità di accedere al regime dei minimi (prima limitata ai “giovani” e a 5 anni) oggi riguarda tutti senza limiti. In ogni caso il passaggio al nuovo regime è opzionale, chi aveva il vecchio può mantenerlo se lo ritiene preferibile“.

Si poteva fare di più?“, si chiede Orfini, che risponde così: “Certo, si può sempre fare di più, ma in questo caso si è partito da chi guadagna meno, dalle fasce più deboli. Comunque vogliamo fare di più”. Quindi l’annuncio: “Ne ho parlato in questi giorni col Presidente del Consiglio: nei prossimi mesi presenteremo un provvedimento organico sul lavoro autonomo, in cui affronteremo anche il tema dei diritti e delle tutele di quei lavoratori”.

Sottolinea Orfini: “Con quel provvedimento potremo intervenire per migliorare queste misure, estendere il regime dei minimi a una fascia più ampia e migliorare ancora la situazione. Per questo inizieremo da subito a incontrare il mondo del lavoro autonomo per ascoltare critiche, proposte e ragionare insieme sulle misure da assumere”.

Le critiche di Italia Unica

Tante le critiche al provvedimento inserito nella legge di stabilità, l’ultima in ordine di tempo si trova sul sito del movimento fondato da Corrado Passera, Italia Unica, e porta la firma dell’economista Massimo Brambilla, secondo il quale viene posto in essere “un vero genocidio fiscale innalzando l’aliquota di imposizione dei minimi dal 5% al 15% a cui si accompagna la forfettizzazione del reddito imponibile (eliminando cioè la possibilità di portare in deduzione i costi inerenti l’attività professionale) ed abbassando il tetto massimo per l’accesso e la permanenza nel regime ‘agevolato’ da 30.000 a 15.000 Euro. Tradotto, un giovane professionista con un reddito annuo di 30.000 Euro che prima della Legge di Stabilità avrebbe pagato 1.500 Euro di IRPEF, ne pagherà 7.000″.

 

GM