“American Sniper”: recensione

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“Te lo devo dire: non ti ricordi di quelli che hai salvato. Non ti scordi di quelli che non hai salvato… sono proprio quei volti e quelle situazione che faranno parte di te per sempre”.

Chris Kyle, dal libro American Sniper

È proprio il caso di dirlo… il cineasta vincitore dell’Oscar, Clint Eastwood (Million Dollar Baby, Gli spietati) centra di nuovo l’obiettivo con il film American Sniper, tratto da una sceneggiatura di Jason Hall e basato sulla biografia scritta da Chris Kyle assieme a Scott McEwan.

La pellicola, di fatto, narra la vita del texano Chris Kyle: il cecchino più letale d’America, soprannominato “La Leggenda” dai Navy Seals e noto ai ribelli iracheni con l’appellativo de “Il diavolo di Ramadi”. Sulla sua testa pendeva una taglia da 180.000 dollari. Perché? Semplice… per quattro volte andò in missione in Iraq, dove uccise più di 250 nemici, di cui però solo 160 furono ufficialmente confermati dal Pentagono. Inoltre, fu vittima di numerose imboscate (di cui sei attacchi Ied), dalle quali uscì sempre riportando solo lievi ferite.

A interpretarlo, troviamo il talentuoso Bradley Cooper, nominato all’Oscar per Il lato positivo – Silver Linings Playbook e American Hustle. Accanto a lui, Sienna Miller (The Girl da HBO), Jake McDorman, Luke Grimes, Navid Negahban e Keir O’Donnell.

Bradley Cooper, che ha subito una trasformazione totale per assomigliare fisicamente a Chris Kyle, ha dichiarato: “Non ho mai sentito il peso di questa responsabilità, l’ho vissuta come un onore”. E nel film, si vede. Ha dato tutto se stesso, sia esteticamente, che emotivamente.

Infatti, American Sniper non ripercorre semplicemente l’esistenza di Chris, dall’infanzia alla maturità fino alle esperienze sul campo di battaglia. È molto di più. Trasuda umanità. Sin dalla fanciullezza, trascorsa in Texas, dove suo padre gli insegnerà che al mondo esistono soltanto tre tipi di persone: il predatore, la preda e il protettore, Chris vivrà i suoi giorni, fino alla  fine, secondo un codice ben preciso. Il suo mantra resterà sempre semplice: Dio, Patria, Famiglia. Ecco le fondamenta delle sue energie dedicate al dovere, al sacrificio, alla difesa.

Clint Eastwood, a tal proposito, ha persino dichiarato: “Il suo forte senso di protezione lo ha sempre spinto a ritornare in missione, anche se poi si trovava a dover affrontare il dilemma di lasciare la famiglia. Era uno di quelli che voleva sempre andare oltre.”

Carico di un poderoso dramma umano, il cineasta, in American Sniper, ha infatti esplorato la natura della violenza e della giustizia, inesorabilmente intrecciate nella vita di Chris Kyle.

Dal suo canto, Bradley Cooper ha affermato: “Tutto il film si basa sul suo istinto protettivo”.

E nel lungometraggio, la prodezza leggendaria di Chris Kyle nel maneggiare un fucile verrà eguagliata soltanto da un altro cecchino di nome Mustafa, interpretato da Sammy Sheik. Ma, con un’educazione paterna che gli ha inculcato la difesa dei più deboli, il suo destino sarà segnato per sempre.

Così, aderendo al nodo emotivo di Chris, al suo travaglio interiore e al suo sommo sacrificio dell’anima, Clint Eastwood non porta sul grande schermo soltanto gli interventi militari, le sanguinose operazioni alla ricerca di Al-Zarqawi, braccio armato di Bin Laden, e del suo luogotenente Amir Khalaf Fanus, “il macellaio”, ma anche la logica della guerra e il rispetto per un uomo, le cui abilità letali sul campo di battaglia, erano tanto efficaci quanto preziose per i suoi commilitoni.

Di conseguenza, American Sniper è molto più di un glorificazione a stelle e strisce di un eroe in carne e ossa: è una profonda analisi sulla dimensione distruttiva e le intime tribolazioni di un killer, di un cecchino spietato, di un uomo in perenne conflitto tra i doveri di soldato e l’amore per la famiglia.

Intenso, vivido, umanamente reale e tragicamente profondo, con memorabili scene belliche di una nitida precisione, American Sniper mostra il credo e l’agire di Chris Kyle, il risultato della sua onesta e incrollabile buona fede.

Ma nonostante il pericolo e le rischiose missioni di Chris in Iraq che dureranno quattro anni, che incarneranno a pieno il motto dei Seal (“Che nessun uomo venga lasciato indietro”), una volta tornato a casa dalla moglie Taya, scoprirà che ciò che non riuscirà a lasciarsi alle spalle sarà proprio la guerra e la sua infinita disgrazia.

Silvia Casini