Francia, strage per vendicare un’offesa contro lo Stato Islamico

Francia attentato
Polizia francese (Alain Jocard/Getty Images)

Un attentato di chiara matrice islamista sporca di sangue il suolo di Francia. Dopo l’Australia e il Canada, ma con più furia e violenza. E con un tempismo impressionante. Il giornale satirico Charlie Hebdo pubblica sul profilo Twitter una vignetta su Abu Bakr al-Baghdadi, leader dello Stato islamico. Quindici minuti dopo, stando alla prime ricostruzioni, due assalitori fanno fuoco nella sede del giornale gridando: “Vendicheremo il Profeta” e “Allah u Akbar” che significa “Allah è Grande”. Erano armati di kalashnikov e lanciarazzi, incappucciati e vestiti di nero, come gli jihadisti. Sparano all’impazzata. Alcuni dipendenti trovano rifugio sul tetto dell’edificio. Il bilancio è devastante: almeno 11 persone uccise, tra cui due agenti. Secondo quanto riferito le Figaro sarebbero tutti morti i quattro vignettisti del settimanale satirico: Cabu, Charb, Tignous e Wolinski. Tra di loro anche il direttore Stephan Charbonnier, detto Charb che nel 2013 era stato inserito nella lista “wanted” di Al Qaida per le sue vignette su Maometto.
I feriti sarebbero almeno dieci, cinque gravi. I numeri sono stati confermati dalla Prefettura di Parigi. Gli uomini armati autori dell’assalto sono fuggiti, aggredendo un automobilista e impossessandosi della sua auto. Posti di blocco sono organizzati in tutta Parigi e nell’hinterland. Sconvolgenti alcune immagini rese note pochi minuti dopo l’attentato. Una scena ripresa dal tetto dell’edificio mostra l’esecuzione a freddo con un colpo alla testa di un poliziotto già a terra, ferito, da parte di un terrorista. Vedendo arrivare l’uomo vestito di nero l’agente gli chiede – inutilmente – pietà.
Francois Hollande, è arrivato sul luogo dell’attentato, in pieno centro di Parigi mentre l’Eliseo comunicava che per le 14 è stata convocata una riunione d’emergenza del governo. Deciso l’immediato aumento del livello di allerta attentati in tutta l’Ile-de-France. Polizia e gendarmi sono stati schierati davanti a scuole, edifici pubblici e redazioni di giornali.
Il settimanale satirico francese Charlie Hebdo attivo fin dal 1960 è stato costantemente stato centro delle polemiche per le sue rappresentazioni irriverenti e provocatorie nei confronti dell’establishment e in generale del potere costituito. Ma l’obiettivo prediletto della rivista è stata la religione confessionale, soprattutto le tre grandi religioni monoteiste: l’ebraismo, il cristianesimo e l’Islam. Nel 1992 si tornò a parlare prepotentemente dell’Hebdo per la pubblicazione di un numero dedicato all’opera di Oriana Fallaci ‘La rabbia e l’orgoglio“. Nell’articolo si parlava di una “crociata” dell’Islam contro l’Occidente: parole che suscitarono indignazione e l’accusa di razzismo.
Nel 2006 che l’Hebdo decide di ripubblicare le dodici controverse vignette su Maometto del giornale danese Jyllands-Posten. Il Consiglio francese del culto musulmano a chiesero il ritiro delle copie dalle edicole. Incriminato per razzismo, l’allora direttore Philippe Val fu assolto. L’ultima provocazione è stata il numero dedicato alla vittoria degli islamisti in Tunisia. In copertina spicca una sacrilega immagine di Maometto che promette “Cento frustate se non morite dal ridere”. “Sì, l’Islam è compatibile con l’umorismo”, hanno scritto i redattori del settimanale disegnando il Profeta con un naso rosso da clown. Prima che l’edizione arrivasse nelle edicole, il 2 novembre del 2012, la redazione fu colpita da un ancio di molotov che provocò un incendio. La sede fu devastata, distrutta da un incendio. Oggi il tweet con la vignetta sul Califfo. E la strage.

ADB