Renzi a Davos: finito il tempo dell’austerità, da Bce serve svolta

Matteo Renzi a Davos (FABRICE COFFRINI/AFP/Getty Images)
Matteo Renzi a Davos (FABRICE COFFRINI/AFP/Getty Images)

Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi è intervenuto oggi al World Economic Forum di Davos, in Svizzera, tornando ad insistere sulla necessità di crescita economica in Europa e sul ruolo della Banca centrale europea in questo senso. “Rispetto l’indipendenza della Bce – ha detto il premier italianao -, ma dia segnali di svolta. È finito il tempo dell’austerità. Abbiamo bisogno di una diversa idea di Europa“, ha sottolineato Renzi. La Bce “ora deve dare il messaggio che l’Europa deve andare verso un nuovo cammino di crescita“. Il riferimento è all’operazione di quantitative easing, con l’acquisto massiccio di titoli di Stato dei Paesi membri della Ue, che la banca centrale dovrebbe annunciare domani al termine della riunione del Consiglio direttivo.

Renzi ha riconosciuto l’importanza della stabilità dei conti, ma ha sottolineato che “la direzione europea non è da un punto di vista economico corretta”. In merito, il premier ha richiamato le conclusioni dell’ultimo G20 in Australia, a Brisbane, affermando: “Al G20 in Australia ogni continente, ogni Paese ha parlato della necessità di investire nella crescita, tranne l’Eurozona che ha parlato solo di austerità” (e la bacchettata è per Angela Merkel). “E’ importante mantenere alta l’attenzione sul budget ma anche sulla crescita: è giunto il momento della crescita, attraverso investimenti pubblici e privati“, ha incalzato Renzi.

Il Presidente del Consiglio ha quindi proposto il “carpe diem” dell’antica Roma, sia per l’Europa che per l’Italia. “I tempi sono pieni di rischi – ha spiegato nel suo intervento in inglese -, da quello del terrorismo a quello della mancanza di sostenibilità, ma se le leadership sono in grado investire sul futuro, non solo come problema ma come opportunità, possiamo tornare a dare un messaggio significativo. ‘Carpe diem’ significa questo”. Questo vale sia per la svolta che deve imprimere l’Europa alla sua linea economica, sia per l’Italia e l’impegno nelle riforme strutturali e verso l’innovazione.

Renzi, infine, è tornato ad attaccare la burocrazia dell’Unione europea, come aveva già fatto nei mesi scorsi. “Il vero spread è tra le aspettative dei cittadini e i risultati concreti dei leader europei – ha affermato -. Se l’Europa è solo burocrazia è la fine“. “Abbiamo davanti dodici mesi importanti – ha avvertito Renzi – e il vero spread non è quello tra titoli di Stato e Bund tedeschi ma riguarda i sogni e le aspettative dei cittadini”.

Oggi l’agenda del presidente del Consiglio italiano prevede numerosi incontri con diversi top manager di grandi gruppi industriali o finanziari globali, tra cui il ceo di Bank of America, Brian Moynihan, il ceo di Ubs Sergio Ermotti e il presidente dell’azienda farmaceutica Merck, Karl Ludwig Kley, e nel primo pomeriggio anche il ceo di Facebook Sheryl Sandberg. Sempre nel pomeriggio Renzi incontrerà Lloyd C. Blankfein, presidente e ceo di Goldman Sachs. In programma c’è anche l’incontro con il presidente del Cio Thomas Bach, in un vertice a cui parteciperà anche il presidente del Coni Malagò e in cui si parlerà della candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024.

“Di fronte alla sfide del mondo globale, in questo contesto, c’è bisogno dell’Italia, della sua bellezza, delle sue qualità” che talvolta “la politica ha distrutto”, ha detto Renzi ieri sera, dopo il suo arrivo a Davos, alla cena con esponenti del mondo economico, politico e culturale ospiti del World Economic Forum.

V.B.