Unioni civili, Marchini: “Non ho votato, l’ho fatto per mio figlio”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:27
Alfio Marchini (screenshot Raitre)
Alfio Marchini (screenshot Raitre)

Alfio Marchini, esponente dell’opposizione ‘civica’ in Campidoglio, ha motivato così la sua scelta di non votare l’istituzione nella Capitale del registro delle unioni civili: “Sono felice che Marino senta aria di elezioni e lanci accorati quanto confusi appelli agli elettori. Per quanto riguarda la nostra non partecipazione al voto di ieri, ripeto ciò che ho risposto privatamente al sindaco ieri sera. Due ordini di motivi mi hanno indotto a non partecipare al voto:il primo politico. Premetto che già mesi fa, in una intervista a ‘Il Tempo’, ho dichiarato la mia posizione favorevole in tema di registri delle unioni civili a condizione che fossero realmente unioni e non furbi accordi per ottenere privilegi”.

Marchini ha proseguito: “A tal riguardo, abbiamo presentato come unico emendamento affinché vi fosse tra i requisiti una durata minima della convivenza di 24 mesi. La maggioranza con la solita arroganza non ha accettato e noi, per coerenza, non votiamo ciò di cui non condividiamo il contenuto”. A questi motivi, infine, Marchini ha aggiunto che “vi era una questione familiare che riguardava uno dei miei cinque figli. Come ho ribadito all’ottimo Marino, l’amore è una cosa seria e lo si dimostra innanzi tutto verso coloro ai quali hai dato la vita”.

Contrario al registro delle unioni civili, l’ex ministro per la Famiglia, Antonio Guidi accusa il sindaco Marino: “L’istituzione del registro per le unioni civili è l’ennesimo show messo in campo dal sindaco Marino per nascondere le sue incapacità da amministratore. Marino tenta di gettare fumo negli occhi dei cittadini romani, spettacolarizzando un tema che merita rispetto per la delicatezza dei soggetti che sono coinvolti, a iniziare dai minori”.

Guidi ha aggiunto: “Insomma, Marino ha compiuto una leggerezza non da poco, mettendo in campo un atto improprio visto che sul tema è il Parlamento che, eventualmente, dovrà legiferare: le leggi, infatti, devono valere per tutti”. L’ex ministro ha quindi concluso: “Il sindaco di Roma freni i suoi istinti da primo della classe e si concentri sulle vere priorità per la città”.

 

GM