Sud Sudan, rapiti 89 tredicenni per farne dei soldati

Bambini soldato, rapimenti in Sud Sudan
(Jose Cendon/Getty Images)

Il Sud Sudan, lo stato più giovane al mondo, è falcidiato da una dura guerra civile, scoppiata successivamente alla proclamazione dell’indipendenza dal Sudan. Oltre che da gravi carestie, il Paese si contraddistingue anche per un altro dramma: il reclutamento dei bambini soldato. Lo scorso sabato, ancora una volta, 89 bambini sono stati rapiti da un gruppo di uomini armati. E’ quanto emerge dal comunicato stampa pubblicato sul sito dell’Unicef. Il sequestro è avvenuto nel villaggio di Wau Shilluk nello stato dell’Alto Nilo, dove migliaia di persone sono state sfollate a causa del conflitto in corso: i bambini, tutti dell’età di 12-13 anni, nel momento dell’agguato stavano sostenendo alcuni esami scolastici. Non è ancora chiaro chi siano i responsabili del rapimento, quello che si sa è che le diverse fazioni del conflitto si servono dei piccoli per farne dei combattenti. Nelle scorse settimane circa 300 bambini soldato erano stati rilasciati; il 10 febbraio l’Unicef aveva organizzato a Pibor, nel Sud Sudan orientale, la cerimonia di disarmo.

Solo lo scorso 12 febbraio, inoltre, si era celebrata la Giornata mondiale contro lo sfruttamento dei bambini nei conflitti armati. Secondo stime dell’Unicef, i bambini soldato nel mondo sarebbero circa 250mila; fra questi, il Sud Sudan è tra i Paesi più colpiti da questa piaga: solo nel 2014 ne sarebbero stati reclutati 12mila. Oltre al Sud Sudan, i paesi interessati dal fenomeno sono principalmente Siria, Repubblica Centroafricana, Myanmar, Filippine, Yemen, Ciad, Repubblica Democratica del Congo, Somalia, Costa d’Avorio, Libia. Jonathan Veitch, rappresentante Unicef in Sud Sudan, ha subito esortato il rilascio immediato dei bambini ricordando che “il reclutamento e l’impiego di bambini da parte di formazioni armate devasta famiglie e comunità. I bambini sono esposti a livelli incomprensibili di violenza, perdono contatto con le loro famiglie e la possibilità di andare a scuola. Rammento, inoltre, che il loro reclutamento e impiego costituisce una grave violazione del diritto internazionale”.

CM