Italia promossa, ma con “sufficiente”

Pier Carlo Padoan
Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan (Emmanuel Dunand/Getty Images)

La Commissione Europea ha approvato la Finanziaria italiana per il 2015. È successo ieri a Bruxelles, dove tra l’altro si è deciso di non aprire nessuna procedura per il non rispetto delle regole di risanamento del debito pubblico, considerata la grave crisi economica che ci ha investiti e l’adozione delle nuove riforme – ha spiegato il vice presidente della Commissione Valdis Dombrovskis. L’Ue ha infatti comunicato che non vi sarà “alcuna procedura per deficit eccessivo conto Belgio, Italia e Finlandia, anche se questi paesi non sono in linea con il valore di riferimento del debito”. Comunque, mamma Europa ha deciso di tenerci sotto la sua ala ancora un po’ a causa degli squilibri macroeconomici eccessivi.

Il giudizio della Commissione era atteso da giorni. Un po’ perché a Bruxelles iniziavano a circolare indiscrezioni e un po’ perché a gennaio le autorità comunitarie avevano pubblicato le nuove linee-guida interpretative del Patto di Stabilità e di Crescita, le quali avevano lasciato intendere che si sarebbe andato ad adottare un atteggiamento meno severo. Riservato in particolare, al  deficit che i Paesi in crisi nera dovranno aggiustare ma limitatamente.

Il commissario agli affari economici Pierre Moscovici ha fatto sapere che Bruxelles considera lo sforzo promesso dal Governo nel 2015 “sufficiente”. Il nostro ministro dell’Economia, Padoan, risponde dicendo di ritenersi soddisfatto del giudizio: “Il riconoscimento della corretta impostazione che abbiamo dato alle finanze pubbliche è un risultato importante”. Spiega, inoltre, che il mancato avvio di una procedura di infrazione nei nostri confronti è dovuto “soprattutto alle riforme strutturali attuate dal Governo italiano e a una politica economica che sostiene la crescita pur continuando nel percorso di risanamento dei conti pubblici”.

Tra tutte le riforme, la Commissione ha apprezzato in particolar modo quella del mercato del lavoro – ovvero il Jobs Act – che “introduce cambiamenti decisivi (…) tali da migliorare la riallocazione del lavoro attraverso settori e promuovere una occupazione a tempo indeterminato più stabile”. Risulta dunque “cruciale” per il nostro percorso, verso la fine di questa interminabile crisi, continuare ad adottare riforme economiche. Anche perché nel momento in cui l’Italia smettesse di lavorare per la modernizzazione dell’economia, si potrebbe riaprire immediatamente la possibilità di ricevere la famosa procedura di deficit eccessivo per non aver contribuito in maniera importante alla riduzione del debito pubblico. A sottolineare il fatto che “il criterio del debito non è morto” è stato ieri Moscovici, che ci ha fatto capire chiaro e tondo che sì siamo passati, ma di festeggiare non è proprio il caso.

BT