Renzi assicura: le assunzioni nella scuola non slitteranno

Matteo Renzi (Sean Gallup/Getty Images)
Matteo Renzi (Sean Gallup/Getty Images)

Aprendo la conferenza stampa di ieri sera, che è seguita al Consiglio dei Ministri, il premier Matteo Renzi ha detto lapidario: “Trovo surreale il dibattito di queste ore sulla scuola: se è un decreto o un disegno di legge“. Lunedì sera, infatti, il premier aveva cambiato idea sulla riforma della scuola (il provvedimento chiamato La Buona Scuola) e aveva annunciato che il governo rinunciava al decreto legge e sceglieva invece la forma del disegno di legge. Una decisione, ha spiegato, presa per ascoltare il richiamo del Presidente della Repubblica Mattarella e anche quello del Senato Grasso ad una maggiore cautela nel ricorso alla decretazione d’urgenza e per consentire una maggiore partecipazione del Parlamento alle decisioni sulle riforme. Il cambio di rotta ha però messo in allarme i precari della scuola e i sindacati, perché lo stumento del disegno di legge richiede tempi più lunghi per l’approvazione, rischiando di far slittare l’assunzione dei docenti precari prevista per il prossimo settembre. Renzi però ha assicurato: “Non c’è nessun rischio che slittino le procedure di assunzione degli insegnanti previste per il 1 ° settembre 2015, ma noi facciamo una proposta al Parlamento: ci sono le condizioni perché il Parlamento in un tempo sufficiente ma non biblico possa legiferare senza dover utilizzare strumenti d’urgenza. Passiamo la palla al Parlamento”, ha precisato, spiegando che “lo strumento da utilizzare dipende dalla situazione politica e dalle caratteristiche di necessità e urgenza”. Caratteristiche che in questo caso non ci sarebbero, tranne forse per l’assunzione degli insegnanti precari, sulla quale però il premier non ha dubbi, tanto da fare anche una battuta sulle graduatorie ad esaurimento che, ha detto, “non devono diventare a esaurimento nervoso”. Il presidente del Consiglio ha anche assicurato sulle coperture economiche per le assunzioni, sottolinenado che c’è il “miliardino messo a disposizione in legge di Stabilità” per il 2015 e “tre miliardi a regime” per il 2016.

Renzi ha respinto con decisione le critiche sul cambiamento dal decreto al disegno di legge: “E’ abbastanza sorprendente – ha detto: se facciamo da soli siamo ‘dittatorelli’, se facciamo i decreti siamo antidemocratici, se facciamo i ddl non siamo abbastanza spediti, siamo in ritardo. Si tratta di un dialogo surreale. Diamoci pace e troviamo una via di mezzo”. Sulla rfiorma della scuola Renzi ha affermato che il governo ha ascoltato i cittadini e “non c’è nessun passo indietro: stiamo semplicemente mostrando di essere i più trasparenti e pronti al confronto possibile”, ha precisato. “Nelle prossime ore – ha aggiunto – i ministri ci faranno avere le proposte per il ddl che saranno approvate martedì prossimo” in Consiglio dei Ministri.

Dopo il premier, ha parlato il Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, che, dopo una prima perplessità sul cambio di strumento legislativo almeno secondo le indiscrezioni riportate dai media, ha sposato la nuova linea del governo. “Abbiamo un obiettivo molto preciso – ha spiegato Giannini in conferenza stampa – che è quello di dare attuazione reale a un concetto rimasto congelato per 15 anni che è quello dell’autonomia scolastica“. “Per cambiare la scuola bisogna partire da un progetto educativo, potenziando l’autonomia. Una scuola che dia competenze linguistiche (inglese in modalità Clil dalla primaria), musica, arte, educazione motoria con insegnati specialisti”. Poi il ministro ha illustrato il progetto dell’alternanza scuola- lavoro (400 ore negli istituti tecnici e 200 ore per i licei) e soprattutto la riforma della carriera degli insegnanti, con la valutazione del merito. “Si passa a un sistema di valutazione degli insegnanti innovativo e rivoluzionario per il Paese che finora ha visto la progressione di carriera legata solo all’anzianità”, ha detto Giannini confermando che il 70% degli scatti iin busta paga sarà legato al merito. Nel disegno di legge, inoltre, sarà introdotta anche la riforma della scuola per l’infanzia, con la previsione di un ciclo unico da 0-6 anni. Il ministro ha poi voluto precisare sugli sgravi alle scuole private, che avevano uscitato delle polemiche: “Ci sono delle misure fiscali, sulle quali dobbiamo prendere una decisione, che sono molto interessanti e innovative. In particolare la detrazione per le famiglie di alunni di scuole paritari”, ha spiegato.

Infine, in merito all’assunzione dei precari, il Ministro dell’Istruzione ha precisato che al Consiglio dei ministri di martedì prossimo il governo deciderà lo stumento legislativo da adottare ai fini della stabilizzazione dei precari. “Per noi le assunzioni sono una priorità e una urgenza. Quindi sarà uno strumento che consenta di ottenere questo risultato”, ha spiegato. E’ possibile dunque he lo stumento del decreto legge venga impiegato solo per questo scopo, mentre il resto della riforma della scuola seguirà l’iter del disegno di legge.

Intervenendo oggi a Uno Mattina, Stefania Giannini ha confermato: sull’assunzione degli insegnanti precari “rispetteremo tutti gli impegni più volte elencati”. “Quando si parla di precari – ha spiegato – citiamo centinaia di migliaia di persone che non non avendo avuto per 20 anni un concorso disponibile ogni 3 anni, come la nostra Costituzione e la legge indicano, si sono trovati in una condizione di aspettativa di assunzione, di ‘precariato permanente’. Vogliamo porre fine a questo fenomeno che ha impedito stabilità e continuità didattica nella scuola”, ha assicurato. Giannini ha poi precisato che le assunzioni dipenderanno dal “fabbisogno della scuola”. Non pensiamo a un pacchetto che mettiamo dentro così come è – ha precisato -. Abbiamo detto quali sono i fabbisogni e quali discipline verranno potenziate, come musica, arte, lingue, alternanza scuola-lavoro. I nostri insegnanti devono corrispondere a queste competenze, sia i neo assunti e sia i futuri concorsi”. Sulla riforma della scuola, ha detto ancora Giannnini “il Parlamento deve essere coinvolto”. “Ci sono naturalmente anche necessità urgenti come mettere la scuola in grado di funzionare dal primo settembre con le nuove regole che noi proponiamo. Tocca al Parlamento fare bene, contribuendo anche con idee, con emendamenti, come si fa con tutti i ddl e dl, e farlo molto rapidamente”. Quindi il ministro ha concluso: “Questa è una riforma che dà un progetto educativo nuovo alla scuola. Quello che si percepisce è che questo governo ha idee, ne fa progetto e provvedimento di legge con tempi e regole che sono adeguati al tipo di provvedimento”.

V.B.