La Grecia minaccia Berlino

Panos Kammenos
Il leader di Greci Indipendenti Panos Kammenos (Louisa Gouliamaki/Getty Images)

Domenica il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, aveva gelato Atene facendole sapere che la lista di riforme presentata era “incompleta”, dunque non adatta e probabilmente da bocciare. Ieri a Bruxelles il meeting per decidere sul da farsi.

A poche ore dalla riunione dell’Eurogruppo, però, il ministro della Difesa ellenico Panos Kammenos ha rilasciato una dichiarazione a dir poco sorprendente: “Se l’Europa ci abbandona nella crisi, la sommergeremo di migranti, e tanto peggio per Berlino se in mezzo a quella marea umana di milioni di profughi economici si mescoleranno anche jihadisti dello Stato islamico”. Kammenos, leader del partito Greci indipendenti, la neodestra populista alleata di Syriza, ha fatto intendere senza mezzi termini di essere un’amante della legge del taglione (per intenderci: “occhio per occhio, dente per dente”). Ed infatti non è tardata la sua pubblica spiegazione: “Se ci dànno un colpo, noi risponderemo dando un colpo a loro”.

Sorvolando sulla maturità e professionalità del – ribadiamo – ministro della Difesa Kammenos, non possiamo però evitare di sottolineare la gravità dell’accaduto. Sebbene si spera questa sia solo una frecciatina mandata a Berlino per incentivare l’Eurogruppo a rilasciare l’ultima tranche di aiuti alla Grecia, non ci dobbiamo scordare che le forze armate elleniche – tra le più numerose ed equipaggiate dell’intero continente – sono corresponsabili della vigilanza dei confini esterni dell’Europa di Schengen. Ci resta dunque da sperare che comunque si risolva la faida tra Grecia e Ue, il populista dalla vendetta facile non decida di mettere a repentaglio la sicurezza dell’intera Eurozona.

Berlino (né tanto meno nessun altro) non sembra cedere alle provocazioni e a Bruxelles si continua a trattare. L’Eurogruppo di ieri alla fine si è concluso con un nulla di fatto e i negoziati tra Grecia ed ex-Troika sono stati rimandati a mercoledì. Nonostante il Governo greco abbia fatto sapere che è disposto ad aggiornare la lista, non si è trovato un punto d’accordo tale da permettere lo sblocco dei finanziamenti. Dijsselbloem ha ribadito, inoltre, il bisogno di trovare un accordo per “una conclusione rapida e di successo”, poiché non c’è altro tempo da perdere. “Non devono essere prese azioni unilaterali ed i precedenti impegni devono essere sempre mantenuti”.

Da Tokyo arriva anche l’appoggio della Merkel al presidente dell’Eurogruppo: “La nostra politica è che la Grecia resti nell’Eurozona. Per molti anni abbiamo lavorato per questo, ma naturalmente ci sono due facce della stessa medaglia: una è la solidarietà e l’altra è la determinazione a spingere sulle riforme; se la via è questa c’e’ ancora molta strada da fare”.

Si prospetta dunque una strada sempre più in salita. E sempre più tortuosa. La tensione è alta e trovare un accordo con queste condizioni non sarà facile. Anche perché, non essendoci fiducia tra la Grecia e – a questo punto – quasi tutti i Paesi dell’Eurozona (anche l’Irlanda ha criticato la Grecia per i suoi comportamenti) nessuno vorrà scendere a patti con l’altro. Se si troverà una soluzione, sarà solo perché la Grecia converrà sul fatto che è meglio accettare dei compromessi oggi, che far morire di fame tutto il suo popolo domani. Eventuali jihadisti compresi.

BT