Migranti, il racconto shock di un trafficante di uomini

Migranti, l'ultimo tragico sbarco (MARCELLO PATERNOSTRO/AFP/Getty Images)
Migranti, l’ultimo tragico sbarco (MARCELLO PATERNOSTRO/AFP/Getty Images)

Si è raccontato alla trasmissione di La7 Piazza Pulita un trafficante di esseri umani, legato alla tratta dei migranti “da 7-8 anni”, spiegando: “La prima volta ho fatto portare quattro o cinque persone sulla barca di un pescatore. Quando sono arrivati in Italia hanno parlato con i loro amici e da lì è nato il passaparola, ora siamo conosciuti e sanno che siamo corretti e non freghiamo i soldi alla gente. Molti sono giovani disoccupati che vogliono migliorare le proprie condizioni, magari aiutare la famiglia”.

L’uomo, intervistato col volto coperto, ha proseguito: “Per pagarsi il viaggio, tanti vendono pasticche, hashish, alcol, attività illegali insomma. Se vieni in Tunisia ti metti a piangere per la miseria che c’è. Sono giovani e per uscire dalla povertà sono disposti a tutto, a volte sono i genitori che si indebitano per farli partire. Poi ci siriani e gli africani che vengono con le famiglie. Quelli scappano dalla guerra, è diverso. Prima del 2005 prendevo 700 dollari a persona, ora siamo a 2mila euro. Il vero guadagno è nel ritorno del barcone: vale 30mila euro”.

“Il proprietario del barcone cerca un capitano, che prende 5mila euro”, racconta ancora lo scafista, mentre “i professionisti che hanno riportato la barca valgono di più. Per esempio prendi 7000 subito e altri 7000 se riporti indietro il barcone”. Quindi spiega che “in Libia c’è il caos” e decine di migliaia di tunisini “sono scappati da quel Paese in guerra, voi europei se volete fermare gli sbarchi dovete riportare l’ordine. In Libia i viaggi vengono organizzati da gente ignorante, che pensano solo ai soldi, protetti da militari in divisa”.

Così si comportano i trafficanti di esseri umani libici: “Radunano i clandestini nelle fattorie di famiglia, poi prendono un barcone qualsiasi e ci mettono sopra uno che non lo sa neanche guidare. Non gli frega niente della vita della gente e non danno loro nemmeno un Gps, al massimo una bussola, ecco che bestie che sono”.

Le barche della mafia turca

“Le barche con settecento profughi sono invece roba della mafia turca” – spiega lo scafista – “Di solito partono da un porto, non vengono riempite con gommoni mentre sono in alto mare, ci vorrebbero giorni di lavoro, poi come fa a salire una donna incinta o un bambino piccolo? Questa è roba che avviene nei porti, quindi deve esserci una connivenza delle autorità dello Stato… Quelli imbarcati in Turchia li fregano, poveracci! Sono tutti siriani e li fanno pagare 3-4mila dollari a testa”.

L’uomo è quasi sdegnato: “700 persone a 4mila dollari a testa fanno quasi tre milioni di dollari, capisci? Tre milioni a carico, quando una nave dismessa ne costa al massimo 150mila… Quando arrivano a 20 miglia dalla costa italiana, l’equipaggio salta sopra un gommone veloce e buonanotte… si tratta di un lavoretto pulito”.

GM