Bufera nel Lazio, si dimette numero due di Zingaretti

Nicola Zingaretti (Franco Origlia/Getty Images)
Nicola Zingaretti (Franco Origlia/Getty Images)

Il Capo di Gabinetto della Regione Lazio, Maurizio Venafro, stretto collaboratore del presidente Nicola Zingaretti, si è dimesso dopo aver appreso di essere indagato dalla Procura di Roma “in un’inchiesta relativa ad una gara d’appalto della Regione”. I motivi della decisione in una lettera: “Alcuni giorni orsono, dopo aver appreso di essere formalmente indagato nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Roma in merito ad una gara d’appalto della Regione Lazio, sono comparso spontaneamente davanti ai Pubblici Ministeri che conducono l’indagine; ho fornito tutti i chiarimenti che mi sono stati richiesti ed ho dato ampia e utile collaborazione per una corretta ricostruzione dei fatti”.

Spiega Venafro: “Devo necessariamente prendere atto che la normale tempistica d’indagine, al netto di ogni retorico richiamo ad un’auspicabile rapidità, impone ai magistrati inquirenti di svolgere, con la necessaria attenzione, tutti i dovuti e complessi accertamenti; ciò è però (purtroppo) incompatibile con i tempi della politica, dell’informazione e, infine ma non per ultimo, con quelli della mia personale dignità”. Il collaboratore di Zingaretti ha chiosato: “Non intendo, finché la mia posizione non sarà chiarita e chiusa con l’inevitabile archiviazione, conseguente alla mia estraneità ad ogni ipotesi d’accusa, parlare pubblicamente dell’indagine, dei fatti e delle ragioni che depongono per l’assoluta correttezza e trasparenza del mio operato”.

“Con le tue parole e scelte, ti fai carico di un atto di grande responsabilità, non dovuto, di cui ti ringrazio; questo conferma ancora una volta la tua profonda sensibilità e il tuo rispetto nei confronti delle istituzioni che hai sempre servito con rigore, dedizione e intelligenza”, replica Zingaretti a Venafro, ricordando che “il coinvolgimento in un indagine non può essere considerato in alcun modo come una condanna e non prevede alcun automatismo per chi ha cariche pubbliche e non ho dubbio alcuno che il proseguo delle indagini dimostrerà la tua totale estraneità ad ogni addebito e la correttezza delle tue azioni. Questo da ancora più dignità al tuo atto”.

Le reazioni

Plaude al gesto di Venafro, Massimiliano Smeriglio, vicepresidente della Regione Lazio: “In nessun caso possono essere considerate dimissioni dovute. Si tratta di una scelta di grande responsabilità e sensibilità che testimonia la correttezza dell’uomo e della figura istituzionale. Nella convinzione che potrà dimostrare la sua estraneità ai fatti oggetto di indagine, andremo avanti con il lavoro avviato proprio come ci chiede Maurizio nella sua lettera”.

Per Fabio Refrigeri, assessore alle Infrastrutture, Politiche abitative e Ambiente della Regione Lazio, “le dimissioni di Maurizio Venafro appaiono un ulteriore atto compiuto con spirito di servizio. Non bastano, però, per rappresentare la mole di lavoro, svolto egregiamente e con passione, in un ruolo chiave di questa giunta. Questo ulteriore atto non era dovuto, certo. Come è certo che chiunque lo mistifichi a propri fini si commenta da sé. Confido nel lavoro della magistratura. Confido nell’amicizia e nella stima che mi lega a Maurizio. Tanto basta, per rafforzare la mia fiducia nel cambiamento e nelle istituzioni”.

Chiedono invece a Zingaretti di riferire in Aula, Nuovo Centrodestra e Forza Italia: “È necessario e imprescindibile che il presidente Zingaretti venga in Aula domani, in occasione della seduta di consiglio, e spieghi cosa è accaduto. Non possono iniziare i lavori d’Aula prima dei dovuti chiarimenti su una vicenda seria e preoccupante. Il presidente Zingaretti, in modo responsabile e proprio per rispetto della trasparenza, principio da lui tante volte invocato, deve affrontare la realtà davanti a tutte le forze consiliari”.

GM