Grandi Opere, indagini sul conto Ior di un vescovo

Banconote (GettyImages)
Banconote (GettyImages)

Gli investigatori starebbero analizzando la movimentazione bancaria del conto corrente acceso allo Ior di monsignor Francesco Gioia, ex arcivescovo di Camerino, presidente della Peregrinatio ad Petri Sedem, l’ente che organizza l’accoglienza spirituale e materiale dei pellegrini che si recano a Roma per visitare la Sede di Pietro.. Il monsignore sarebbe in stretto contatto con gli arrestati nell’inchiesta fiorentina sulle Grandi opere, in particolare con Stefano Perotti e l’ex capo della Struttura di missione, Ercole Incalza.

Una decina di giorni fa, l’alto prelato si è visto perquisire casa dai carabinieri del Ros, con l’intento di far luce su un legame provato anche da un’informativa del Ros: “Sono state acquisite conversazioni che ineriscono l’interessamento di Gioia, presso il Perotti, in favore dei fratelli Navarra, cui fa capo la società Italiana Costruzioni”. Sarebbe poi dimostrato che il monsignore avrebbe ottenuto dal duo Perotti-Incalza l’assunzione del nipote alle Ferrovie Sud-Est, particolare che il suo avvocato di fiducia, Claudio Coggiatti, interpellato da ‘Il Fatto Quotidiano’, non smentisce: “L’assunzione dei due nipoti non può essere smentita, il primo in una ditta della famiglia Perotti, il secondo nelle Ferrovie sud est”, precisando perl che “non si trattava di un do ut des”.

C’è però un intercettazione in cui monsignor Gioia dice a Incalza: “Ercole, mio nipote oggi ha firmato il contratto… io ti ringrazio”. Il gip ha chiesto a Incalza spiegazioni, sentendosi rispondere che “monsignor Gioia lo ringraziava per aver agevolato la ristrutturazione di un edificio religioso”. Il legale dell’alto prelato invece assicura: “Escludo in modo categorico che Incalza gli abbia fatto altri favori. Non esiste alcun altro motivo di ringraziamento, da parte sua, se non l’assunzione del nipote. Né mi risulta alcuna ristrutturazione di edifici religiosi”.

Infine sui rapporti tra il monsignore e Perotti, l’avvocato spiega: “Conosce la famiglia Perotti da più di 35 anni, dal 1974, quando Stefano arrivò a Roma per studiare e lui divenne il suo precettore. Incalza, se non sbaglio, l’ha conosciuto invece circa otto anni fa, quando officiò il funerale della moglie. Poi i rapporti sono continuati”.

GM