Ecco come Equitalia ha distrutto un’azienda

Equitalia Bernardi
(Andreas Solaro/Getty Images)

Equitalia emette una cartella esattoriale da 200 milioni di euro e mette in ginocchio il Gruppo Bernardi storico marchio friulano del tessile, già in difficoltà per la crisi del settore, con centinaia di negozi e dipendenti in tutta Italia. Dopo tre anni,  quando il destino dell’azienda e dei suoi dipendenti è segnato da una procedura di amministrazione straordinaria, la richiesta dell’Agenzia delle Entrate è dichiarata «illegittima».  I giudici della commissione tributaria regionale di Napoli hanno ribaltato il verdetto di primo grado e stabilito l’annullamento dell’atto che contestava mancati versamenti Iva e Irap. Equitalia nel 2012 aveva eseguito un pignoramento per il valore di 199 milioni di euro presso  il gruppo Coin unico fornitore di Bernardi e con cui in quel momento  l’azienda friulana stava trattando la cessione di 104 negozio.  Il pignoramento fece naufragare la trattativa di salvataggio: Coin interruppe le forniture e il sistema bancario bloccò ogni sostegno: per Bernardi Group e la controllata Go Kids si è aperta  la strada verso la procedura concorsuale che, a causa  del passivo dovuto alla mega cartella, si è poi trasformata in amministrazione straordinaria. Prima di iniziare la trattativa Coin aveva avuto dal Fisco un certificato che garantiva la mancanza di pendenze nei confronti dell’azienda. «Avevamo raggiunto con  Coin  un accordo molto vantaggioso per la fornitura che ci avrebbe permesso di ripartire. E invece tutto è saltato all’improvviso»  dichiara Diego Di Tommaso ex amministratore  del Gruppo. Per i titolari e gli oltre 200 dipendenti di Bernardi è un dramma. L’unica a trarne vantaggio è proprio l’Agenzia delle Entrate che intanto incassa  16 milioni e 798 mila euro dall’assicurazione garante della  Bernardi

L’offensiva contro l’azienda friulana nasce con l’acquisizione della Life collection da parte di Bernardi. “Life” che aveva trasferito la sua sede da Napoli a Barcellona. Mal gliene incolse, perché di essa  comincia ad occuparsi l’Agenzia delle Entrate della Campania per una pretesa «frode di crediti tributari».  Equitalia incaricata della riscossione, non riuscendo a notificare l’atto alla Life collection,  intraprende  l’azione nei confronti dell’acquirente Bernardi. Ma “dimentica” di notificare l’avviso di mancato pagamento. I  giudici hanno ritenuto che tanto basta: la mancata notifica ha impedito a Bernardi di difendersi dalle accuse. Il provvedimento è stato dichiarato nullo.  Senza quei 200 milioni, «il passivo reale del Gruppo si sgonfia a una decina di milioni» spiegano i legali di Bernardi.  «La multa dell’Agenzia è cresciuta in modo esponenziale tra sanzioni e interessi senza che ci sia mai stata data l’opportunità di pagare per il semplice fatto che noi di quella multa non sapevamo niente»  commenta  Diego Di Tommaso

Ora non è escluso che a battere cassa sia la stessa Bernardi, con una sfilza di richieste risarcitorie. Diego e Silvia Di Tommaso che hanno ereditato l’azienda dopo la morte improvvisa del padre Riccardo. stanno valutando con gli avvocati «le conseguenze e i riflessi, al punto – sostiene Ponti – da mettere in discussione anche la possibilità di mantenere l’amministrazione straordinaria dell’azienda». Ma Equitalia non cede e rende noto “che nessun errore è da ricondurre all’operato di Equitalia. La cartella e le relative azioni di riscossione sono state eseguite su incarico dell’Agenzia delle Entrate che ha perseguito una cessione in frode di crediti erariali e proporrà quanto prima ricorso in Cassazione“.