Migranti, lanciati dal barcone perché cristiani

Sbarchi di migranti (ALFONSO DI VINCENZO/AFP/Getty Images)
Sbarchi di migranti (ALFONSO DI VINCENZO/AFP/Getty Images)

Un inquietante scenario si sta delineando in queste ore rispetto a una delle tante tragedie del mare che avvengono ormai quasi ogni giorno nel canale di Sicilia: ci sarebbero infatti motivi di intolleranza religiosa dietro la morte di una decina di migranti, dodici secondo alcune fonti, gettati in mare da un barcone che ne trasportava un centinaio e che è stato rintracciato e messo in sicurezza nel canale di Sicilia. Da una sommaria ricostruzione, fatta attraverso i racconti dei superstiti, i migranti gettati in mare sarebbero cristiani coinvolti in una rissa.

Appena sbarcati, diversi migranti hanno raccontato quanto avvenuto, consentendo di risalire agli aggressori che si sarebbero resi responsabili dell’atroce fatto. La squadra mobile di Palermo ha così fermato 15 dei migranti arrivati questa notte a Palermo, con l’accusa di omicidio plurimo, trasferendoli poi nel carcere di Pagliarelli. Arrestato anche un ragazzo che ha dichiarato avere 17 anni. Le indagini per capire quanto accaduto durante il viaggio sono coordinate dal procuratore aggiunto Maurizio Scalia. I migranti provengono da Mali, Guinea e Costa d’Avorio.

Nel frattempo, ai microfoni di RepTv, Mario Mattioli, l’armatore del rimorchiatore ‘Asso 21’, uno di quelli che in questi giorni si è attivato per salvare vite umane nel canale di Sicilia, ha evidenziato una situazione molto complessa: “Noi non ce la facciamo più, ma non perché non lo vogliamo più fare, ma perché non abbiamo le risorse, le competenze e le professionalità per poter dare una corretta assistenza a questa gente che si trova in mare”.

Mattioli lancia l’allarme: “Non è una cosa normale prendere centinaia di persone, una volta ne abbiamo prese 1500 e mantenerli in coperta su una nave che è destinata a operazioni del tutto civili, per poi portarli nemmeno nel posto più vicino, perché Lampedusa è satura, Malta non ti vuole, in Libia non si possono riportare indietro”.

GM