Caselli: sì alle intercettazioni, svelano gli scandali

Gian Carlo Caselli (Valerio Pennicino/Getty Images)
Gian Carlo Caselli (Valerio Pennicino/Getty Images)

A seguito delle polemiche per le intercettazioni di Massimo D’Alema nell’inchiesta sulla cooperativa CPL Concordia per gli appalti sul metano a Ischia, pur non essendo D’Alema coinvolto, e con le minacce di denuncia da parte dell’esponente Pd, si è tornati a parlare di freno alla pubblicazione di intercettazioni e anche il premier Matteo Renzi ha promesso interventi, definendo il modo con il quale le intercettazioni vengono diffuse “incredibile e inaccettabile“.

Non tutti però la pensano così, e tra questi c’è il magistrato in pensione Gian Carlo Caselli che al quotidiano Repubblica ha dichiarato: “La pubblicazione delle intercettazioni può svelare i cosiddetti ‘arcana imperii’ ed è proprio questo che il potere, per legittima difesa, non gradisce“. Caselli ha spiegato: “L’esperienza ci dice che da alcuni anni l’informazione ha avuto un ruolo decisivo per far conoscere, e quindi contrastare meglio, alcuni gravi problemi che il nostro Paese ha avuto. L’elenco è lunghissimo – ha sottolineato -. Per usare il linguaggio giornalistico, parliamo di Tangentopoli, Bancopoli, Furbettopoli, Calciopoli, Vallettopoli, Crac Cirio, Crac Parmalat, e via via i nuovi scandali, Expo, Mose, Mafia Capitale. Se non ci fosse stata un’informazione attenta, come per fortuna c’è stata, la qualità della nostra democrazia avrebbe potuto peggiorare. Se questo ruolo fosse cancellato o pesantemente limitato sarebbero guai“, ha ammonito l’ex magistrato.

La giornalista di Repubblica Liana Milella, autrice dell’intervista, ha domandato a Caselli se “spostare in avanti la pubblicità dei materiali del processo”, come prevedono alcune proposte di legge sulle intercettazioni, non sia “in contraddizione con l’ansia dirompente di sapere dell’opinione pubblica”. “Comprimere più di tanto la libertà di informazione mi sembra molto pericoloso – ha risposto il magistrato – perché rischieremmo di non sapere più nulla degli scandali della cui gravità abbiamo detto. Tanto più se si tiene conto dei tempi del nostro processo che, se si aspettano le udienze pubbliche, campa cavallo…“, ha commentato.

Caselli ha poi aggiunto che senza la pubblicazione delle intercettazioni nelle inchieste giudiziarie “anche le autorità di controllo e il potere politico, che in un sistema ben funzionante dovrebbero conoscere tempestivamente quel che succede di storto per poter intervenire, rischierebbero di non sapere più nulla per anni. I danni prodotti dalle storture potrebbero diventare irrimediabili”, ha avvertito Gian Carlo Caselli.

Tra le proposte per limitare la diffusione delle intercettazioni c’è quella dei procuratori capo di Milano e Roma, Bruti Liberati e Pignatone di rendere pubblicabili soltanto le ordinanze di custodia cautelare, quindi di vietare la pubblicazione di tutto il materiale di cui solitamente dispone un giudice per le indagini preliminari, come la richiesta del pubblico ministero e le informative della polizia giudiziaria. Materiale che, dopo l’esecuzione, viene messo a disposizione della difesa, ma che non potrà essere pubblicato dai giornalisti, almeno non fino al processo. In caso di violazione di queste norme la proposta di legge prevede sanzioni pecuniarie, che dovrebbero colpire soprattutto l’editore o ma anche chi scrive l’articolo. Ancora più dura la proposta del procuratore di Reggio Calabria Gratteri che invece vuole introdurre il divieto assoluto di pubblicazione delle intercettazioni perfino nelle ordinanze, “a meno che la riproduzione testuale non sia rilevante a fini di prova”. Il magistrato vuole poi introdurre il reato di “pubblicazione arbitraria, con il la previsione del carcere per i giornalisti. Una proposta quest’ultima apprezzata dl ministro della Giustizia Andrea Orlando e dal premier Matteo Renzi.

V.B.