The Guardian: “L’Inghilterra si prepara all’uscita dall’Unione Europea”

Britain's Conservative Party leader David Cameron speaks during a press conference in central London, on May 12, 2009. The leader of Britain's main opposition party ordered his lawmakers Tuesday to pay back some parliamentary expenses after reports of their lavish spending on swimming pools, gardens and a moat. David Cameron, tipped to be prime minister within a year, said the behaviour of some MPs in his Conservative Party was "unethical and wrong" and repeatedly said "sorry" for what had happened. AFP PHOTO/Shaun Curry (Photo credit should read SHAUN CURRY/AFP/Getty Images)
(Shaun Curry/ Getty Images)

La squadra è composta da quattro dirigenti scelti, sotto la guida di Sir Jon Cunliffe, il vice direttore responsabile per la stabilità finanziaria della Banca d’Inghilterra, con istruzioni precise di mantenere il segreto anche all’interno della Banca e di non fare mai riferimento esplicito al referendum.  Così secondo il Guardian – il giornale progressista più importante del mondo – la Banca d’Inghilterra sta studiando i possibili scenari economici nel caso in cui il Regno Unito uscisse dall’euro. Un’eventualità ritenuta non impossibile – e forse anche probabile  – dopo il referendum che il Governo ha promesso di tenere entro il 2017. «Se vi viene chiesto su cosa state lavorando, dite che lavorate a un progetto sull’economia europea» consigliava  Cunliffe in una comunicazione  diretta ai dirigenti coinvolti. La task force è stata scoperta quasi per caso grazie ad una mail inviata per errore da un dirigente della Bank of England – Jeremy Harrison, capo delle relazioni con la stampa della Banca – a uno dei vicedirettori del Guardian. Il  documento era riservatissimo e indirizzato a quattro manager interni. La comunicazione conteneva istruzioni riservate per la a creazione di un’unità speciale segreta sui rischi finanziari della “Brexit” – l’uscita dell’Inghilterra dalla Ue –  Harrison nel documento spiega ai dirigenti cosa dire e non dire ai giornalisti, specificando che nessuna mail dovesse essere trasmessa al team di studio di James Talbot, capo della divisione strategica della Banca: “James  – scriveva Harrison  – può dire al suo team che sta lavorando a un progetto a breve termine sulle economie europee.  Questo sarà un lavoro in profondità su un ampio spettro di tematiche economiche europee. Lui non dovrà aggiungere altro”. Riguardo alla possibilità di un referendum sull’uscita dell’Inghilterra dall’eurozona,  alla stampa – si raccomandava Harrison – doveva essere comunicato solo “che ci sarà molto da lavorare in Europa nei prossimi due mesi, indicando alcune delle specifiche questioni – esempio la Grecia –  che potrebbero essere di preoccupazione per la Banca”.

Poche ore dopo l’errore il documento era pubblicato sul quotidiano britannico, con inevitabile clamore.  La Banca  dopo un breve silenzio ha ammesso la presenza di un gruppo di studio.  E’ “molto spiacevole” che la notizia sia trapelata in seguito all’errore definito “involontario” di un dirigente, ha detto l’Isituto britannico, che tuttavia ha difeso la creazione di una taskforce su Brexit: un’iniziativa che, ha detta della Bank of England, “non dovrebbe sorprendere”:  «Oggi sono diventate di dominio pubblico informazioni riservate relative al lavoro che la Banca intende fare sulle potenziali conseguenze dei negoziati con la Ue e del previsto referendum  – ha fatto sapere la Banca in un comunicato  – Ci sono una serie di questioni economiche e finanziarie che si pongono nel contesto dei negoziati e del referendum, ed è una delle responsabilità della Banca studiarle e ponderarle. Non è sensato parlare di queste cose in pubblico e in anticipo, quindi intendiamo rivelare l’esito dei nostri studi al momento giusto, come abbiamo fatto nel caso del referendum scozzese». E tuttavia, è stato osservato, la riservatezza sul “Project Bookend” questo il nome del dossier della Banca sull’euro –  contrasta con la politica di massima trasparenza annunciata dal governatore Mark Carney sul tema della Brexit;  secondo il Guardian, potrebbe nascondere pressioni sulla Banca da parte del premier David Cameron e del cancelliere dello scacchiere George Osborne. Pressione o meno dopo i recenti dissidi sulle politiche Ue riguardanti l’immigrazione un altro segnale da Londra: la task force della Banca sembra partire da un presupposto di fatto: le distanze tra l’isola britannica ed il continente europeo aumentano. E l’isola sembra intenzionata a rimanere tale.

Armando Del Bello