Delitto Melania Rea: sconto di pena a Parolisi in appello

Melania Rea e Salvatore Parolisi
Melania Rea e Salvatore Parolisi

Pena ridotta in appello per Salvatore Parolisi per l’uccisione della moglie Melania Rea. La Corte di Assise di Appello di Perugia ha riformulato la pena l’ex caporalmaggiore dell’esercito, condannandolo a 20 anni di reclusione. La ridefinzione della pena si era resa necessaria a seguito della sentenza della Corte di Cassazione dello scorso 11 febbraio che aveva confermato la condanna per omicidio a carico di Salvatore Parolisi, ma aveva escluso l’aggravante della crudeltà, chiedendo la conseguente riduzione della pena. Così si è reso necessario un nuovo processo di appello, questa volta davanti alla Corte di Assise di Perugia, per la nuova condanna, quella che dovrebbe essere ormai definitiva. I giudici di Perugia hanno escluso le attenuanti generiche per l’ex militare. L’udienza ha avuto un carattere esclusivamente tecnico e i giudici non sono tornati sul merito della vicenda, essendo stata riconosciuta dalla Cassazione la colpevolezza di Parolisi. La sentenza è stata pronunciata dopo una breve camera di consiglio.

Sia in primo che in secondo grado, davanti al Tribunale di Teramo, Salvatore Parolisi era stato condannato, con il rito abbreviato, a 30 anni di reclusione per l’omicidio della moglie. Melania Rea era stata uccisa il 18 aprile del 2011 in un bosco di Ripe di Civitella (Teramo), al confine con le Marche, dove Melania e Salvatore abitavano, lavorando lui come istruttore militare alla Caserma di Ascoli Piceno. L’uomo denunciò la scomparsa della moglie, affermando che si fosse allontanata da sola nel bosco. Pochi giorni dopo, una telefonata anonima segnalò la presenza di un cadavere nella zona di Ripe di Civitella, dove fu ritrovata Melania. La giovane donna era stata uccisa con 35 coltellate. Secondo i giudici che lo hanno giudicato colpevole, Parolisi avrebbe ucciso la moglie in un momento di rabbia, durante una lite dovuta al rapporto ormai logoro tra i due per le infedeltà coniugali dell’uomo. Secondo la Cassazione l’aggravante della crudeltà non ricorre nel delitto, poiché Parolisi non avrebbe inflitto alla moglie “sofferenze che esulino dal normale processo di causazione dell’evento”.

I difensori di Parolisi, gli avvocati Nicodemo Gentile e Valter Biscotti, avevano chiesto un ulteriore sconto di pena con la richiesta delle attenuanti generiche, che però non sono state concesse. I legali hanno annunciato, come ultimo tentativo per far scagionare il loro assistito, il ricorso alla Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo.

“Melania ha avuto giustizia, ma purtroppo nessuno ce la ridarà”, è stato il breve, ma significativo commento del fratello Michele.

V.B.