Piloti americani: “Non ci autorizzano a colpire l’Isis”

Isis F-18
Un pilota americano pronto al decollo sul suo F-18 (Ching Sun Yung/Getty Images)

Gli Stati Uniti stanno dando in Iraq un supporto “esterno” alla lotta contro l’Isis fornendo appoggio logistico e militare e rifornendo l’esercito regolare iracheno di armi. L’ultimo apporto è stato, per esempio, di 3mila missili anticarro per perseguire l’obbiettivo di riconquistare la città di Ramadi, caduta recentemente nella mani dello Stato Islamico.

C’è però chi vorrebbe fare di più. Si tratta dei piloti americani che si lamentano della burocrazia che impedisce loro di essere efficaci. Un pilota di F-18 ha raccontato a Fox News che “ci sono stati momenti in cui avevo gruppi dell’Isis nel mirino ma non avevo l’autorizzazione a colpire”. E poi aggiunge: “Per ricevere l’autorizzazione ad attaccare un obiettivo Isis, sono necessari anche 60 minuti”. Un tempo effettivamente enorme in un ambito in cui anche poco secondo possono fare la differenza. Un altro pilota, anche lui piuttosto frustrato per la situazione ha raccontato di un episodio che ha visto coi suoi occhi mentre era in volo: “Stavano probabilmente uccidendo qualcuno e questo a causa della mia impossibilità ad ucciderli. È stato molto frustrante”.

Al momento l’aviazione statunitense ha regole d’ingaggio piuttosto limitanti e proprio la settimana scorsa si era lamentato nei confronti di Barack Obama il premier iracheno Haider al Abadi, il quale aveva chiesto agli Usa di “cambiare strategia” sostenendo che i raid aerei contro l’Isis si stanno rivelando non solo insufficienti, ma anche inefficaci. La conferma di regole d’ingaggio troppo farraginose arriva anche da David Deptula, ex comandante delCombined Air Operations Center in Afghanistan: “Le procedure non tengono conto del nuovo contesto operativo, sono fin troppo tortuose ed alla fine tale asset non fa altro che fornire un vantaggio al nostro nemico”.

Nel frattempo prova a gettare acqua sul fuoco il portavoce dell’Us Air Force secondo il quale il tempo che occorrerebbe per autorizzare un pilota a colpire un obiettivo sarebbe variabile, in alcuni casi anche “meno di 10 minuti” e aggiungendo poi che “questa è una battaglia a lungo termine, non possiamo rischiare di colpire indiscriminatamente anche i civili”.

F.B.