Vive da 16 anni dentro l’aeroporto di Malpensa

Malpensa (GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images)
Malpensa (GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images)

Vive da 16 anni dentro l’aeroporto di Milano Malpensa, al terminal 1 (arrivi), fra le uscite 4 e 5, ma è difficile definire Cesira Ton, detta Emilietta, una clochard, perché lei allo scalo meneghino ha addirittura il domicilio. La donna ha 76 anni, è nata a Loreggia, nel padovano, e ha alle spalle un matrimonio fallito con un uomo che si trasferì insieme alla sua azienda alle Mauritius, dove in pratica si rifece una vita. “Il 19 novembre 1998 le autorità di Mauritius mi bloccarono al rientro dall’Italia, dov’ero stata a far curare il mio figlio più piccolo”, ha raccontato Emilietta al ‘Giornale’.

Questa la storia della donna, fino al suo arrivo a Malpensa: “Vendevo pesce fresco in un chiosco a Grand Baie. Stavo lì sei mesi l’anno, la durata del visto turistico, e poi mi trasferivo per altri sei mesi nel vicino Madagascar, dove avevo avviato un’attività simile ad Antananarivo, la capitale. Ma l’ultima volta il tassista bucò una gomma e arrivai all’aeroporto in ritardo, così dovetti aspettare per qualche giorno il volo successivo. Nel frattempo il visto scadde. Qualcuno fece in modo di avvisare la polizia, che mi arrestò. Due giorni in gattabuia e poi l’espulsione. Arrivai qui a Malpensa il 6 marzo 1999“.

E qui rimase: “Andai negli uffici della Polaria. Dissi agli agenti: non ho più nulla, quindi mi fermo qua fino a che il governo delle Mauritius non riconoscerà la mia innocenza, chiedendomi scusa e pagandomi i danni per l’ingiusta detenzione“. Da quel giorno, la vita di Emilietta si è riorganizzata nello scalo milanese, dove si cucina, lava, stira e si prende comunque cura del suo corpo. La donna racconta di prendere 620 euro di pensione, ma che per lei ne restano appena sessanta; il perché è presto detto: “Ho fatto un mutuo decennale in banca per aiutare i figli, che godono di poca salute, ad aprire un autolavaggio e uno sportello Western Union alle Mauritius: mi costa 200 euro al mese. Altri 360 euro se ne vanno per il più giovane, residente nella casa della dottoressa che lo cura“.

Ciò nonostante, la donna rifiuta l’elemosina, “ho una mia dignità”, e confida di rifugiarsi nella preghiera nei momenti di tristezza: “Mi rivolgo direttamente a Dio. Gli dico: è tanto tempo che non vedo i miei figli, fammeli incontrare almeno in sogno. Invece non sogno più. Mi sono stati rubati anche i sogni“. In ultimo, un consiglio alle giovani generazioni: “Guardate la Emilietta e non abbiate paura di niente. La povertà è ricchezza. Se un uomo non impara a cavarsela nelle ristrettezze, non vale nulla”.

GM