Il ddl scuola è legge, proteste alla Camera

Contestazioni al ddl scuola (TIZIANA FABI/AFP/Getty Images)
Contestazioni al ddl scuola (TIZIANA FABI/AFP/Getty Images)

L’Aula della Camera ha approvato in via definitiva con 277 sì, 173 no e 4 astenuti il contestatissimo ddl scuola, oggetto anche di uno sciopero sindacale nelle scorse settimane. A favore hanno votato Pd, Area popolare (Ncd-Udc), Scelta civica, Pi-Cd, Psi, Minoranze linguistiche. Contrari M5s, Forza Italia, Lega, Sel, Alternativa libera, Fratelli d’italia. In dissenso dal gruppo Gian Luigi Gigli e Mario Sberna (Pi-Cd) non hanno partecipato al voto. Pd spaccato, con Carlo Galli che anche a nome di altri componenti della minoranza ha annunciato il voto contrario. Proprio sul ddl scuola si è determinato lo strappo definitivo che ha portato Stefano Fassina a lasciare i democratici.

Non sono mancate anche oggi le proteste, con i deputati della Lega Nord che hanno esposto dei cartelli con scritto “Giù le mani dai bambini”, per contestare in particolar modo le norme sulla cosiddetta ideologia gender. Ha spiegato il deputato Stefano Borghesi: “Inaccettabile che si tenti di far passare subdolamente questa norma che spalanca le porte delle nostre scuole alla cultura gender. La Lega denuncerà ogni singolo episodio che accadrà negli istituti scolastici sensibilizzando genitori e opinione pubblica”.

Durante la contestazione, il vicepresidente della Camera, Roberto Giachetti, ha espulso il capogruppo della Lega Nord, Massimiliano Fedriga. Protesta “greca” per Sel che ha esposto cartelli con scritto “Oxi alla ‘buona scuola’ di Renzi”, infine il Movimento 5 Stelle ha letto in coro gli articoli 3, 33 e 34 della Costituzione dedicati alla scuola e alla ricerca. Fuori dall’Aula anche oggi non è mancata la protesta degli insegnanti appartenenti ai Cobas ma anche agli altri sindacati.

Nella notte, infine, nuovo blitz dell’Unione degli Studenti, che ha simbolicamente imbavagliato decine di statue romane per rimarcare come “l’approvazione del ddl scuola prevista per oggi silenzi il mondo dell’istruzione e della cultura, e al tempo stesso neghi un investimento vero per garantire l’accesso ai saperi il diritto allo studio”.

GM