Sbarcò a Lampedusa, ora si prende cura di un ragazzo autistico

Migranti (ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)
Migranti (ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

Ebrima ha vent’anni, è gambiano ed è sbarcato due anni fa a Lampedusa; da qualche tempo, si prende cura di Toti, che ha quattro anni di meno ed è autistico. La vicenda è raccontata al ‘Redattore sociale’ dalla madre del ragazzo, Muni Sigona, la quale ha spiegato: “Gli abbiamo spiegato quanto sia difficile gestire Toti, ma allo stesso tempo abbiamo cercato di fargli vedere anche il lato positivo di questa ‘opportunità di lavoro’. Lo scorso dicembre, molto scoraggiata per la difficoltà di trovare qualcuno che gestisse nelle sue attività Toti, mi sono rivolta alla Locanda del Samaritano di Catania dove mi hanno subito segnalato Ebrima che viveva in uno Sprar”.

La donna prova a dare una lettura del perché il giovane gambiano si sia così intensamente legato a suo figlio: “Ebrima è solo e sa cosa vuol dire sofferenza e per questo è riuscito in maniera straordinaria, con tanta pazienza, ad istaurare un rapporto di assistenza ma anche di amicizia con Toti”. Prosegue la madre del giovane autistico: “Stare con Toti, a volte non è facile, ma lui ci è riuscito accogliendo anche i suoi momenti di crisi e di aggressività verbale”.

Questo il ruolo di Ebrima, così come viene descritto da Muni Sigona: “Segue Toti per 8 ore al giorno e, pur vivendo con noi, per il resto della giornata è libero di stare con i suoi amici, fare sport, seguire il calcio e le altre attività che piacciono ai giovani della sua età. Con noi, è stato al cinema, in pizzeria e in altri luoghi ma è molto importante garantire a Ebrima i suoi spazi di autonomia dove potersi ricaricare. Ci siamo molto affezionati perché si è instaurato un rapporto di scambio e di reciprocità autentico fatto di delicatezza e grande rispetto che va oltre un semplice rapporto di lavoro”.

“Naturalmente per il futuro stiamo pensando di inserire Ebrima, se lui lo vorrà, nel nostro progetto de ‘La casa di Toti’ in cui lui potrebbe essere il primo assunto. Sappiamo che gli piace stare fuori in campagna, in mezzo gli animali anche dedicandosi ad attività agricole. Noi stiamo investendo molto su di lui perché vorremmo accompagnarlo e seguirlo anche in altre attività che gli piacciono sempre non tralasciando il bel rapporto di amicizia e sostegno che è nato con Toti”, spiega la donna, che poi rileva: ““Non sappiamo se Ebrima rimarrà sempre con noi perché, a volte lui ci dice che non è il suo corpo ma la sua mente a stancarsi. Mi sento di sottolineare, però, che stiamo vivendo sicuramente un’esperienza unica e straordinaria che può essere presa come esempio per altre famiglie”.

Infine un appunto su ciò che si trae di buono da questa storia di immigrazione e di comune integrazione: “Donare reciprocamente se stessi alimentando sentimenti attraverso la costruzione di legami di amicizia. Condivisione di valori e impegni che portano a grandi risultati: necessari aiuti per famiglie come la nostra, speranza, occupazione, amore, per ragazzi come Ebrima! Grazie Ebrima perché ci stai provando”.

GM