Fulvio, triste e solo, trovato morto in casa dopo 10 mesi

Alsunga, LATVIA: Picture taken 23 February 2007 shows smoke in the bedroom of a home for disabled people in Alsunga, Latvia, after a fire broke earlier today, 23 February 2007. At least 25 people were feared dead after a fire tore through a Latvian home for the disabled 23 February, sparking panic as rescuers tried desperately to get to residents. Water sprayed on to the burning home turned to ice in the freezing temperatures. One severely mentally handicapped man survived after hiding under a bed as flames spread around him, but others had to be dragged to safety, many in wheelchairs, rescuers said.      AFP PHOTO / ILMARS ZNOTINS (Photo credit should read ILMARS ZNOTINS/AFP/Getty Images)
(ILMARS ZNOTINS/Getty Images)

Il pensiero fisso dei vicini era quello di non far occupare l’appartamento di via Odazio 6 a Milano. Quasi un’ ossessione che per dieci mesi ha portato Maria Palomares ed altri attivisti del comitato “No racket, no abusivismo” a vigilare sull’abitazione della scala F dove le finestre aperte avrebbero invogliato qualcuno ad occuparla. I vicini di casa e la portinaia avevano segnalato il caso all’Aler, Azienda Lombarda di Edilizia Residenziale già durante le ferie di Natale, quando Fulvio Marinoni, 57 anni,  non si era più visto al bar che spesso frequentava. Le ultime notizie sull’uomo  erano piuttosto confuse. Alcuni pensavano che lo scorso maggio, ex magazziniere in una ditta di spedizioni, fosse partito, altri lo avevano visto l’ultima volta a novembre. Altri vicini ancora hanno detto alla polizia di averlo visto a ridosso di Natale. La forte preoccupazione indirizzata all’inquilino scomparso avevano indotto le persone che lo  conoscevano a fare quello che l’ex questore Paolo Scarpis aveva consigliato ai milanesi per evitare le tragedie della solitudine: «Fatevi gli affari dei vostri vicini». Il problema è che molto spesso queste segnalazioni cadono nel dimenticatoio e vengono totalmente ignorate. Nel caso di Fulvio ci si chiede come sia stato possibile che nessuno alla Alert abbia pensato di indagare sui motivi di quell’affitto che importunamente non era stato più pagato.

I gatti

I vicini qualche mese fa avevano chiuso la finestra del balcone perché dalla casa andavano e venivano i gatti. Sembra che qualcuno dall’Azienda lombarda di edilizia residenziale in realtà fosse riuscito a contattare una parente, ma solo per avvisare che sarebbero partite le procedure per la decadenza dell’assegnazione, a cui è seguito solo il silenzio.  Dopo il disinteresse dell’Aler  è stata Maria Palomares a decidere, lo scorso pomeriggio di entrare nella casa insieme ad un’amica attraverso il balconcino che si affaccia sul cortile. Purtroppo nessuna delle ipotesi fatte su Fulvio Marinoni  corrispondeva alla realtà: una volta nell’abitazione le due donne hanno avuto davanti agli occhi uno spettacolo spiacevole. «Siamo entrate, era pieno di ragnatele e rifiuti. Ho detto alla mia amica vai in camera da letto, poi ho sentito un urlo: “Oddio, c’è un morto”». Il cadavere era quello di Fulvio Marinoni  a terra, vicino al letto. Il corpo esile sotto a una coperta da dove sbucavano solo la testa e le braccia. Il viso mummificato, circondato da sporcizia e rifiuti. E’ morto molto probabilmente per cause naturali. Nel caos dell’appartamento di via Odazio 6 i poliziotti non hanno trovato indizi che potessero ricondurre ad un omicidio. Si aspettano la diagnosi del medico legale, e soprattutto l’autopsia,  che daranno indicazioni ulteriori.

Un uomo triste e solo

Il resto ha tutte le caratteristiche di una storia fatta di solitudine e tristezza per un uomo che negli ultimi anni si sera sempre più chiuso in se stesso a causa dei molti dispiaceri della vita. Pare che fosse stato sposato e separato due volte e dall’ultimo matrimonio sarebbe nata anche una figlia. «Si era lasciato andare, beveva. Forse gli avevano diagnosticato una malattia». Ieri sera i poliziotti delle Volanti hanno contattato una delle due sorelle, che era in Sardegna e che ormai aveva chiuso i rapporti con il fratello. Fulvio Marinoni viveva solo nel bilocale dopo la morte della madre ormai deceduta da anni. L’aveva accudita fino all’ultimo giorno dopo che un ictus l’aveva colpita.  Fulvio  era un milanese doc, ricordano ora i vicini, nato e vissuto in  via Odazio, zona problematica , centro degli abusivi e dell’ex «Base» dei militanti anarchici. Negli ultimi anni è anche diventata anche il simbolo di una Milano che, come Maria e il suo comitato, resiste e si batte contro il degrado.

Roberta Garofalo