In sciopero della fame per i diritti del figlio disabile

Disabilità (KAREN BLEIER/AFP/Getty Images)
Disabilità (KAREN BLEIER/AFP/Getty Images)

Elena Improta, consigliera del Gruppo Misto in II municipio, è in sciopero della fame da due giorni per chiedere che vengano rispettati i diritti di suo figlio Mario, 26 anni, affetto da tetraparesi spastica: “Non ho più niente da perdere” – ha spiegato la donna a RomaToday – “Siamo sfiniti, ci metto la faccia perché è l’unico modo che mi è rimasto per portare alla luce un problema gravissimo, non solo mio, ma di tante famiglie con figli disabili che vedono i loro ragazzi rifiutati”.

Pomo della discordia sono i centri diurni per disabili ex art.26, finanziati dalla sanità pubblica e pensati per fornire piani riabilitativi individuali: “Dovrebbero ospitare chi non va più a scuola, ma non è in grado di  strutturare in maniera autonoma un proprio percorso di vita. Le convenzioni in atto con la regione Lazio prevedono il sistema dell’accredimento. Gli enti, molti di natura religiosa, possono aggiundicarsi la prestazione presentando un progetto agli uffici preposti. E decidendo, con un’autonomia di fatto, i criteri di accesso alle strutture”.

La Improta entra poi nel caso specifico del figlio Mario: “Mio figlio è un disabile ad alto carico assistenziale, necessita di un’assistenza con rapporto 1 a 1, e l’unico caso in cui è stato accettato ci è stato chiesto di pagare noi l’operatore che lo avrebbe seguito, operatore che non ha la copertura assicurativa. Ci dicono che non hanno soldi a sufficienza, ma possono contare su 129 euro al giorno a operatore. Com’è possibile? Le terapie di riabilitazione durano al massimo 40 minuti, nel resto della giornata mio figlio e i disabili come lui svolgono le stesse attività ludiche di tutti gli altri, guardano la televisione, giocano”.

Secondo la donna, dunque, “facciamo i conti con un’assenza totale di progetti sociali e di inclusione, così mio figlio e tanti ragazzi restano in lista d’attesa, quelli medio-lievi rimango dentro i centri, e posti per i disabili ad alta assistenza non ce ne sono”. Conclude la Improta: “Ora è il momento di contarci e andare insieme a bussare alla porta della Regione Lazio, che deve garantire anche ai disabili ad alto carico assistenziale risorse economiche e operatori competenti. Comincio io. E busso forte”.

GM