Marino: “Anche la cocaina in tasca pur di farmi fuori”

Proteste anti-Marino (FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)
Proteste anti-Marino (FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)

Il giorno dopo le dimissioni da sindaco di Roma da parte di Ignazio Marino, è lo stesso primo cittadino, in un’intervista al quotidiano ‘La Stampa’, a esprimere tutta la sua rabbia per quanto accaduto: “Ci avevano provato con la Panda rossa, i funerali di Casamonica, la polemica sul viaggio del Papa. Se non fossero arrivati questi scontrini, prima o poi avrebbero detto che avevo i calzini bucati o mi avrebbero messo della cocaina in tasca”.

“Io non so cosa ci hanno scritto sopra. Ho consegnato gli scontrini agli uffici, come si fa in questi casi. Non escludo che possa esserci stata qualche imprecisione da parte di chi compila i giustificativi”, dice Marino, facendo riferimento alle certificazioni contestate, poi ribadisce di essere “disposto a pagare di persona le mie spese di rappresentanza di questi due anni: 19.704,36 euro. Li regalo al Campidoglio”. Il sindaco sostiene ancora di aver “rotto le uova nel paniere del consociativismo politico”, quindi ricorda che il suo comune si è costituito parte civile nel processo su Mafia Capitale.

Marino parla poi dell’atteggiamento del suo partito in questa vicenda: “Mi hanno espresso vicinanza in due. Il ministro Graziano Delrio e Giovanni Legnini, entrambi molto avviliti per quanto accaduto”. Inoltre, in Comune “dieci consiglieri del Pd su diciannove” piangevano. Quindi su Renzi: “Non avendo avuto l’opportunità di parlare col presidente del consiglio, non ho potuto conoscere qual è il suo giudizio”. Nessun intento minaccioso da parte di Marino dietro la scelta di prendersi venti giorni di tempo, infine rileva: “Prendo atto che Pd e Sel, due partiti della maggioranza, hanno chiesto le mie dimissioni. E un chirurgo non può restare in sala operatoria senza il suo team”. In definitiva, “la decisione non è più nelle mie mani. E io sono l’ultima persona al mondo che vuole occupare una poltrona”.

GM