Cittadinanza: dopo il sì della Camera, ora tocca al Senato

US president of the Foundation on Economic Trends Jeremy Rifkin speaks during a keynote entitled "Europe beyond the crisis: new paths for growth" during the Conference of the speakers of the European Union parliaments at Montecitorio, the Italian Chamber of Deputies, on April 20, 2015.  AFP PHOTO / ANDREAS SOLARO        (Photo credit should read ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)
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E’ arrivato il sì dalla Camera alla legge sullo ius soli. Il testo normativo, approvato con 310 sì, 66 no e 83 astenuti,  ora passa al Senato. Un voto finale abbastanza travagliato: i deputati della Lega hanno urlato “Vergogna!” quelli del Pd hanno applaudito e i deputati del M5S si sono astenuti. “Le riforme si fanno, l’Italia cambia” così il premier Matteo Renzi commenta su Facebook il risultato raggiunto. Quali saranno i principali cambiamenti? Abbandonato lo ius sanguinis, si lascia spazio allo ius soli temperato e allo ius culturae  per l’acquisto della cittadinanza italiana da parte dei minori stranieri. La prima fattispecie prevede che acquista la cittadinanza per nascita chi è nato nel territorio della repubblica da genitori stranieri, di cui almeno uno sia in possesso del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo. Per ottenere la cittadinanza è necessaria una dichiarazione di volontà espressa da un genitore o da chi esercita la responsabilità genitoriale all’ufficiale dello stato civile del Comune di residenza del minore, entro il compimento della maggiore età. Se il genitore non ha reso tale dichiarazione, l’interessato può fare richiesta di acquisto della cittadinanza entro due anni dal raggiungimento della maggiore età. Lo ius soli vigente con le norme attuali riguardanti lo straniero nato e residente in italia legalmente senza interruzioni fino a 18 anni, il termine per la dichiarazione di acquisto della cittadinanza viene aumentato da uno a due anni dal compimento della maggiore età. Il nuovo principio dello ius soli non prevede la concessione della cittadinanza ai cittadini europei in quanto possono essere titolari di permesso Ue per soggiornanti di lungo periodo solo i cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea. Secono lo ius culturae invece può ottenere la cittadinanza il minore straniero, che sia nato in Italia o sia entrato nel nostro Paese entro il compimento del dodicesimo anno di età, che abbia frequentato regolarmente, per almeno cinque anni nel territorio nazionale uno o più cicli presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale triennali o quadriennali idonei al conseguimento di una qualifica professionale. Nel caso in cui la frequenza riguardi il corso di istruzione primaria, è richiesta la conclusione positiva di tale corso. La richiesta va fatta dal genitore, cui è richiesta la residenza legale, oppure dal soggetto interessato entro due anni dal raggiungimento della maggiore età.

Le reazioni

Il Movimentato Cinque Stelle non ha esitato a definire questo provvedimento “un’altra truffa semantica del governo e del Pd: basti pensare che la legge appena approvata sarà applicabile a circa 127mila persone su una base di 5milioni di migranti che vivono in italia. E crea delle diversità: se si ha meno di vent’anni, oggi, allora si può ambire a diventare italiani. Se si hanno più di vent’anni, allora vige la vecchia legislazione e si dovrà pagare anche 200 euro per ogni pratica, perché la legge non è retroattiva”. Di avviso contrario il presidente della Camera, Laura Boldrini , che afferma “La Camera ha contribuito oggi ad abbattere un muro, al tempo in cui i muri conoscono una nuova, triste popolarità. Approvando a larga maggioranza il testo unificato di 22 proposte di legge sulla cittadinanza, Montecitorio fa cadere la barriera che per troppo tempo ha tenuto separati tanti giovani e giovanissimi nuovi italiani dai loro compagni di scuola e di gioco”.  Positiva anche l’opinione del Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, “la proposta di legge, che mi auguro possa avere presto l’ok anche del Senato, ci doterà di una normativa che punta a creare un percorso di reale integrazione, costruendo un paese più forte, solidale, capace di guardare al futuro con fiducia e ottimismo. L’Italia è un grande paese che per troppo tempo ha smarrito il senso di questa missione”. Una partita difficile da giocare, ora la palla è passata al Senato e non resta che aspettare l’esito.

Roberta Garofalo