Caso Cucchi, ultime rivelazioni da un’associazione di medici

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Una nuova verità viene a galla sulla morte di Stefano Cucchi. Il ragazzo sarebbe stato picchiato due volte e ucciso dallo shock. E’ quanto Sostiene Medu, l’associazione che da undici anni cura rifugiati e migranti in fuga, secondo cui c’è una connessione tra le violenze subite  dal giovane e il suo decesso in un ospedale romano, una settimana dopo il suo arresto. Un collegamento che trasformerebbe l’accusa di lesioni fin qui sostenuta nei processi in quella di omicidio preterintenzionale. E’ stata presentata oggi in Senato dall’associazione il documento “Il caso Cucchi un’indagine medica indipendente”, in cui si sottolinea l’importanza dello shock post-traumatico, spesso sottovalutato nel nostro paese. Medu  ha curato centinaia di vittime di violenza, a volte di tortura, ed è proprio questa esperienza che ha ispirato il dossier su Stefano Cucchi, morto a 31 anni alle 6,45 del 22 ottobre 2009 nel reparto di Medicina protetta dell’ospedale Pertini di Roma. Le conclusioni dell’indagine medica sostengono, “senza esitazioni” che “non è possibile comprendere la tragica vicenda di Stefano Cucchi senza prendere in considerazione, oltre alla violenza fisica, la dimensione psico-traumatica e la gravità della sue conseguenze”. “Cucchi – spiegano -ha sviluppato una grave reazione psico-patologica caratterizzata da un insieme di sintomi tra cui una serie di alterazioni neurovegetative come la riduzione del senso di fame che, in concomitanza con altre reazioni post-traumatiche (la chiusura e la sospettosità), è stata determinante nel provocare una severa riduzione nell’apporto alimentare e una conseguente drastica perdita di peso”. La vittima era passato da 52 chili a 37 nei sei giorni dopo l’arresto.  Nel caso di Cucchi, “le conseguenze del trauma psichico hanno avuto effetti ancora più profondi e devastanti delle ferite provocate dalle lesioni fisiche”.

La verità

Secondo l’indagine medica condotta Stefano Cucchi era dipendente dalla cannabis da quando aveva 12 anni ed era finito 17 volte all’ospedale. Per sei giorni Stefano Cucchi, l’occhio sinistro gonfio e nero, ha mangiato poco, ha rifiutato tac ed ecografie, ha vissuto in uno stato di intorpidimento nascosto sotto un lenzuolo o una coperta, non ha collaborato con i medici alternando polemiche a silenzi, “ma, attenzione, secondo la nostra tesi  non si è lasciato morire, piuttosto è stato ucciso a causa di uno stress acuto post-traumatico”, afferma il Dott.Barbieri. La conclusione a cui sono giunti è che”si può affermare con certezza che Stefano Cucchi ha subito violenze che gli hanno provocato traumi multipli (due vertebre fratturate, ecchimosi agli occhi) nel periodo intercorso tra la perquisizione presso la casa dei genitori (1,30-2 del 16 ottobre) e la visita medica effettuata alla città giudiziaria di piazzale Clodio (il 16 ottobre alle ore 14). Tali violenze non possono che essere ricondotte ai pubblici ufficiali che lo hanno avuto in custodia durante questo periodo ossia ai carabinieri oppure agli agenti di polizia penitenziaria o ad entrambi”. La ritraumatizzazione, conclude l’indagine ricordando, appunto, la doppia violenza subita, “acuisce i sintomi psicopatologici di un paziente”. Fino ad oggi i primi due processi per la morte di Stefano Cucchi hanno assolto dodici persone (dodici i rinviati a giudizio iniziali, sei i condannati solo in primo grado). La Cassazione poi  ha riconosciuto vizi nei procedimenti ordinando così un nuovo processo. L’inchiesta penale di recente ha indagato quattro carabinieri della caserma di Tor Sapienza per lesioni.

Roberta Garofalo