“Colpito da 26 pugnalate. Renzi è il mandante”

Rome's Mayor Ignazio Marino (L) leaves after unveiling with Chile's ambassador a plaque during the inauguration of a square named after Chile's former president Salvador Allende, at Tor Vergata park in Rome on October 30, 2015. Rome's unpopular mayor Ignazio Marino on Thursday withdrew his resignation, which he had announced earlier this month in the midst of an expenses row, even though his own party has demanded he quit. AFP PHOTO / FILIPPO MONTEFORTE (Photo credit should read FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)
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«Speravo che la crisi si potesse chiudere in aula Giulio Cesare invece si è preferito di andare dal notaio. Questo è il segno di una politica che riduce gli eletti a persone che ratificano decisioni assunte altrove». E’ stato il commento di Ignazio Marino alle notizia delle dimissioni dei 26 consiglieri dell’assemblea capitolina di Roma  che  hanno fatto  decadere il Primo Cittadino, la Giunta e l’intera Consiliatura del Campidoglio. Una reazione da parte del “suo” partito repentina, quasi feroce, seguita alla notizia, ieri sera, del ritiro da parte di Marino di quelle dimissioni che sarebbero diventate definitive il prossimo 2 novembre.  L’ex Sindaco ha spiegato che «in un dibattito aperto e franco in aula» avrebbe accettato la sfiducia «a viso aperto per una politica al servizio degli altri e non dei propri vantaggi». Invece i consiglieri hanno preferito «sottomettersi e dimettersi». Il  PD « mi ha deluso per aver rinunciato alla democrazia» ha commentato Marino che non si è risparmiato  un affondo a Renzi «unico mandante dell’accoltellamento». Marino insiste sul modo prescelto «Ho chiesto di spiegarmi i motivi di questa crisi, non ho avuto risposte. Ho commesso errori? Certo, ma come si dice in chirurgia, il chirurgo che non sbaglia è quello che non entra in sala operatoria. Quali sono gli errori che ho commesso? Quali le delibere sbagliate?». L’ex Sindaco non ha esitazioni a puntare il dito : “Il Partito Democratico, il partito che ho fondato, oggi più mi ha deluso per il comportamento dei suoi dirigenti.  Il  PD ha rinunciato ai principi della democrazia rinunciando al suo nome e al suo dna. «Dal notaio si va per vendere o comprare qualcosa, chi si professa democratico non può fare questo». Ora scatta il commissariamento, che sarà disposto dal prefetto di Roma, Franco Gabrielli.  Secondo l’ex assessore Esposito «il prefetto Gabrielli potrebbe nominare subito il commissario. Entro lunedì sarà operativo». Il PD ha fretta di voltare pagina. Il Partito sembra provato, come la città, stanca di Marino e forse, ancora di più, stanca del PD che lo ha scaricato.

ADB