TO GO WITH AFP STORY BY MARTINE NOUAILLE - Picture taken on January 26, 2008 of Sicily's right-wing regional leader Salvatore Cuffaro reading his resignation from the Island Regional Assembly in Palermo.     AFP PHOTO / Marcello PATERNOSTRO (Photo credit should read MARCELLO PATERNOSTRO/AFP/Getty Images)

 (MARCELLO PATERNOSTRO/Getty Images)

Dopo 1786 giorni di carcere, grazie all’indulto di un anno per i reati “non ostativi” e lo sconto di un mese e mezzo ogni sei per buona condotta, l’ex presidente della Regione Sicilia, Totò Cuffaro torna oggi uomo libero. Ha lasciato Rebibbia e raggiunto subito Raffadali, per fare visita all’anziana madre. Cuffaro fu condannato per favoreggiamento alla mafia. E’ il  politico italiano che ha scontato la pena più lunga: “È stato grande il prezzo che ho pagato per aver deciso di stare in mezzo alla gente. Appartiene alla mia coscienza ciò che sono stato. Non ne voglio più parlare. Credo di non aver mai favorito la mafia ma di averla sempre osteggiata e parlano gli atti amministrativi per me. Per fare una vera lotta alla mafia credo sia necessario l’impegno delle forze di polizia, dei magistrati. Ma se lasciassimo la lotta solo a loro credo che purtroppo non riusciremmo a raggiungere l’obiettivo finale. È necessario ci sia una grande educazione. E questo è il grande errore della politica. Fin quando non sarà data alle persone la possibilità di scegliere di stare nella legalità sarà difficile vincere la mafiaLa politica attiva, elettorale e dei partiti è un ricordo bellissimo che non farà parte della mia nuova vita. Ora ho altre priorità” dice l’ex governatore della Sicilia  “Ho amato la politica e non rinnego nulla di ciò che ho fatto, non mi sento tradito. Nella mia coscienza sono innocente. Sono andato a sbattere contro la mafia. Tornassi indietro metterei un airbag. Non credo la Sicilia sia cambiata in meglio e credo che Vecchioni abbia detto una cosa con amore. Forse non lo sa Crocetta ma pure questo è amore. La Sicilia, la nostra terra, è straordinaria, bellissima e merita di essere servita – ha sottolineato  – Quello che vedo nella politica di oggi in Sicilia è poco amore per le cose che si fanno. Quando non ci sono ideali la politica rischia di essere sterile e inumana. Ora è diventata cattiva” parlando di sè aggiunge: “Ho fatto degli errori, non mi voglio nascondere, io li ho pagati, altri no. Ora credo di avere il diritto di ricominciare”. L’ex presidente della Regione sottolinea non può assumere incarichi pubblici. Glielo impedisce l’interdizione perpetua che gli è stata inflitta.  Cuffaro ha espresso il desiderio di recarsi presto in Burundi. “Ho già preso contatti –  dice  Cuffaro  –  andrò in Burundi a fare il medico volontario presso l’ospedale Cimbaye Sicilia, l’ospedale che, quand’ero presidente, la Regione siciliana ha finanziato con i soldi del Fondo della Solidarietà”. Ci sarebbe già una data di partenza: il 30 marzo.  In cella Cuffaro ha studiato per conseguire la seconda laurea in Giurisprudenza e ha scritto due libri.