“Mettiamo il volto di Carmen sui muri delle città”

Carmen Gattullo (foto dal web)
Carmen Gattullo (foto dal web)

Si è commosso lo scrittore Erri De Luca, incontrando lo zio di Carmen Gattullo, la studentessa di 15 anni del liceo classico Anco Marzio, investita a Ostia lo scorso 9 novembre, mentre attraversava la strada sulle strisce pedonali, travolta intorno alle 7.30 del mattino da una Mini Cooper, poi deceduta dopo giorni di agonia. Di recente assolto dall’accusa di aver istigato alla violenza i No Tav, De Luca racconta: “Ci troviamo in un posto di smistamento, una sala di attesa. Mi ha riconosciuto, si è accostato. È napoletano, sulla quarantina. Mi racconta di sua sorella da poco trasferita a Roma e di sua figlia che si stava ambientando. La casa già piena di ragazzi, del liceo iniziato da poche settimane, a Ostia”.

“Guarda la sua foto, mi dice. Ma lui non mi fa vedere nessuna immagine. Vuole che la cerchi in Internet. Leggeva libri, ne aveva anche uno dei tuoi. E’ stata uccisa sulle strisce pedonali. Aveva quindici anni pochi giorni fa” – scrive De Luca sul suo blog – “Scrivo il suo nome: Carmen Gattullo. L’uomo si allontana. Batto sulla tastiera che fa apparire le persone. Eccola in diverse foto. E’ molto, molto carina. Cerco nella sala lo zio, non c’è più. Non aveva la voce di pianto. Voleva farmi sapere quel nome, quella notizia. Lui era suo zio, integro di fierezza per la sua nipote scintillante di bellezza”.

Conclude De Luca nel suo post dedicato alla vicenda della giovane: “Ci sono dei dolori che non sopportano il lamento, così forti che prescrivono l’entusiasmo: guarda la sua foto. Scrivo queste righe intorno alla vita perduta di Carmen Gattullo per chiedere al lettore, al passante, all’imbianchino che cancella i nomi dal registro: di guardare la sua foto. La città dovrebbe essere arredata di sue immagini. I muri diventerebbero panoramici. Ai semafori le automobili andrebbero piano. In ogni bar ci sarebbe un caffè pagato a nome suo. In ogni farmacia il suo sorriso inviterebbe a guarire presto. Le onde che vengono stanche fino a Ostia, ripartirebbero al largo portando quel nome con loro, facendolo danzare sul loro carillon”.

GM