Rosaria Patrone e Giosué Ruotolo (foto dal web)

Rosaria Patrone e Giosué Ruotolo (foto dal web)

Gli inquirenti sono al lavoro per definire il ruolo nel duplice omicidio di Trifone Ragone e Teresa Costanza di Rosaria Patrone, la fidanzata di Giosuè Ruotolo, l’ex commilitone di una delle due vittime accusato di aver compiuto il delitto, recentemente iscritta nel registro degli indagati. In particolare, sotto la lente di ingrandimento c’è da settimane un messaggio istantaneo inviato su Whatsapp dalla giovane al suo fidanzato: “Amore, hai fatto qualcosa che non mi hai detto?”.

Inoltre, sembra che dopo l’omicidio ci sarebbe stata la cancellazione in simultanea dei messaggi dai telefonini e la distruzione dei dati informatici. Si tratterebbe di intere conversazioni Whatsapp, messaggi che, però, gli investigatori sono riusciti a recuperare. A ciò – secondo quanto scrive il settimanale ‘Giallo’ – si aggiungono alcuni video a sfondo sessuale conservati nel telefonino di Rosaria Patrone e che la giovane avrebbe provato a far sparire.

Ieri la 24enne, che deve rispondere dei reati di istigazione, favoreggiamento e false attestazioni, si è presentata in Procura a Pordenone, accompagnata dal suo avvocato, Costantino Catapano. Il suo interrogatorio è durato dalle 10 alle 12.30 e la Patrone si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Il suo legale ha spiegato che la giovane ha voluto chiarire un punto: “Si trattava di un passaggio relativo a incongruenze emerse rispetto alle dichiarazioni di un’amica della mia assistita. Siamo persuasi di aver chiarito la circostanza poiché frutto di una serie di informazioni che si erano intersecate e che avevano ingenerato un equivoco”.

La Patrone si è comunque intrattenuta in Procura fino alle 17 affinché venissero svolte “perquisizioni informatiche” sui dispositivi in suo possesso. L’avvocato della ragazza ha messo in chiaro che i tempi lunghi delle analisi informatiche – affidate a personale specializzato dei Ros – erano esclusivamente di natura tecnica.

GM