La Cassazione lo salva: evadeva le tasse, ma aveva un “buon” motivo

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(FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)

Ci sono casi in cui la giustizia non guarda in faccia nessuno, non valuta le specificità e non ascolta motivazioni e giustificazioni da parte dell’imputato. In questo caso invece la Cassazione ha deciso di prendere un’altra direzione e riconoscere tutte le attenuanti che da anni questo imprenditore tentava di spiegare allo Stato e ai magistrati.

E’ la storia di Corrado C., un imprenditore e manager del settore costruzioni. L’uomo non aveva versato 170 mila euro di Iva e dal 2005 contrattava con Equitalia la rateizzazione delle imposte arretrate. In qualche modo riusciva a pagare, almeno fino al 2011 quando proprio non ce l’ha più fatta. E il tribunale nel marzo scorso aveva disposto il sequestro dei beni personali e aziendali, a garanzia di quanto doveva all’Erario, portandolo vicinissimo all’incubo del fallimento. Ma dunque perché la Cassazione ha deciso di ribaltare questa sentenza?

C’è un dettaglio che incredibilmente i magistrati non avevano voluto prendere in considerazione. Infatti, negli anni in cui Corrado accumulava debiti con l’erario, stava anche accumulando ingenti crediti. Si tratta di quasi 3 milioni e 900 mila euro che la pubblica amministrazione non gli ha ancora pagato. L’impresa di Corrado vinceva le gare d’appalto, portava a termine i lavori e poi non vedeva mai i soldi, o li riceveva con mesi e anni di ritardo. Nella sentenza della Cassazione si legge: “Tutti gli elementi a discarico sono stati ignorati dal Tribunale, che non ha neppure spiegato le ragioni poste a sostegno della propria decisione”.

Per fortuna Corrado ha tenuto duro, ha prodotto tantissimi documenti che dimostravano la sua volontà di pagare, ma la sua impossibilità a farlo dato che proprio lo Stato al quale lui doveva i soldi delle tasse non pagava il suo lavoro. Insomma un corto circuito nel quale finiscono numerosi imprenditori e non tutti ne escono come Corrado. Molti, stritolati da magistrati miopi, finiscono col chiudere bottega, perdere tutto e licenziare i dipendenti. Per non parlare di quelli che non reggono l’urto terribile di un evento del genere e decidono di togliersi la vita.

F.B.

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