Caso Vannini: la preoccupazione di Ciontoli dopo lo sparo

MARCO VANNINI (FOTO DAL WEB)
MARCO VANNINI (FOTO DAL WEB)

Come è morto Marco Vannini? Cosa è successo quella tragica sera a Ladispoli al giovane rimasto ucciso il 17 maggio scorso da un colpo di arma da fuoco sparatogli all’interno della casa della fidanzata Martina? Ancora non è chiaro agli inquirenti e la poca collaborazione della famiglia Ciontoli, che si è stretta intorno a papà Antonio, non ha facilitato di certo le indagini. E’ certo che la famiglia del povero studente che voleva fare il carabiniere è distrutta ma non molla la presa e vuole giustizia.  Antonio Ciontoli è il  capofamiglia: al momento è stato sospeso da ogni incarico in Marina Militare presso il Raggruppamento Unità Difesa dove lavora. Lui è  indagato per aver sparato al Vannini senza poi soccorrerlo, lasciandolo morire in sofferenza. Se il 118 fosse stato chiamato prima,  il giovane bagnino di Cerveteri forse sarebbe ancora in vita.  Gli investigatori hanno la convinzione che dopo aver sparato, il militare abbia telefonato a qualche suo amico  per farsi dare consigli su come muoversi. E’ molto probabile che abbia preso un cellulare che usava per lavoro per non lasciare nemmeno una traccia. Gli inquirenti, al momento, non sanno chi ha chiamato ma è certo che Marco durante la sua agonia era disperato e chiedeva aiuto. La cosa più agghiacciante è che nel mentre, Antonio Ciontoli e famiglia si preoccupavano di come riuscire a inquinare le indagini. Sono tante le  intercettazioni in questa brutta vicenda. Una delle più inquietanti per esempio è quella riguardante una conversazione telefonica tra Antonio e suo fratello, in cui quest’ultimo paragona Marco ad una vettura. Il fratello del militare afferma che il dolore provocato dalla morte del giovane bagnino, equivale al furto di una “Testa Rossa”! Dopo inoltre  incoraggia Antonio, dicendogli: “Non devi abbatterti”.

MD