Carlo Verdone: “Antonio Albanese è il miglior attore con cui abbia mai lavorato”

53731_pplL’abbiamo fatta grossa è il nuovo film di Carlo Verdone, protagonista della commedia insieme ad Antonio Albanese. La pellicola esce oggi, 28 gennaio, nelle sale italiane distribuita da Filmauro.

Verdone interpreta Arturo Merlino, ex carabiniere e investigatore privato in bolletta che vive con la vecchia zia. Albanese, invece, è Yuri Pelegatti, un attore di teatro che, lasciato dalla moglie a causa delle sue infedeltà, soffre di crisi di memoria. Quando per l’ennesima volta fa scena muta sul palcoscenico, viene licenziato e decide di ingaggiare il detective Merlino perché possa pedinare la sua ex. I due per errore entreranno in possesso di una valigetta con un milione di euro e si ritroveranno a vivere un’avventura decisamente esilarante e rocambolesca.

“Quando parti da un investigatore privato e da un povero disgraziato che gli viene a chiedere aiuto per un’intercettazione”, ha dichiarato Verdone durante la conferenza stampa del film, “è ovvio che qualcosa di noir debba per forza accadere, l’equivoco è dietro la porta, ed è normale che a un certo punto ci sia della tensione. Sì, insomma la commedia si vena un po’ di noir. D’altra parte avere un attore molto fisico e di talento come Antonio mi ha portato a fare qualcosa di diverso dai miei ultimi film, una sorta di favola con un leggero accento di critica sociale sul finale. Volevo liberarmi degli ultimi film che mi avevano visto sempre trattare problemi molto analoghi: lo scontro generazionale, i padri separati, la solitudine tra uomo e donna. Questo film, infatti, è più favolistico”.

Per Antonio Albanese lavorare con Verdone è stata una preziosa opportunità: “Avevo già incontrato Carlo per Questione di cuore dell’Archibugi, in cui faceva un cameo, in quell’occasione abbiamo condiviso solo un giorno di lavoro, ma mi è bastato per apprezzarlo. Sul set di questo film mi sono ritrovato circondato da una troupe fantastica e con Carlo ogni giorno era un piacere, perché c’era grande fiducia reciproca. A me piace cambiare, confrontarmi con persone nuove: è così che si cresce. Quando ho visto Bianco rosso e Verdone, avevo diciotto anni e non facevo questo mestiere. Quel film mi ha esaltato, ho subito amato la capacità di quest’uomo di raccontare il nostro paese con un’ironia alta, sublime, così diversa dal solito. Carlo è stato uno dei grandi maestri del carattere, e anch’io in un certo senso lo sono. Noi non imitiamo, entriamo dentro ai personaggi e cerchiamo di costruire. È stato un onore lavorare con Carlo e trovare il giusto ritmo”.

Verdone ha di fatto replicato: “Facendo questo film insieme, siamo diventati molto amici, non capita spesso sul set. Ci ha unito la passione per la musica, l’arte, e poi anche Antonio è un collezionista. È  una cosa che non mi capita quasi mai. Con lui è stato diverso. Antonio ha uno spirito lombardo che mi piace molto, mentre lui ama la mia romanità. Inoltre, Antonio è sempre stato misurato, equilibrato, ci siamo sempre rispettati, nessuno ha cercato mai di scavalcare l’altro. È stato uno dei migliori attori, se non il migliore, con cui abbia mai lavorato. Se il pubblico apprezzerà il film, abbiamo già una nuova traccia e fra un paio di anni potremmo tornare con un nuova pellicola. Per me Carlo è uno dei prototipi della commedia italiana contemporanea, un vero maestro dei caratteri”.

D’altro canto ad Albanese piacerebbe tantissimo stare dietro la macchina da presa e avere l’opportunità di dirigere Verdone in un altro film: “Mi piacerebbe molto dirigere Carlo e sfiancarlo, perché quando è stanco Carlo fa morire dal ridere. È una questione di ritmo interno. A teatro, una volta, dovevo fare un monologo accompagnato dal sax, si sono presentati tre sassofonisti, i primi due non andavano bene, poi è arrivato un terzo, un ragazzo di Lecce. Mi ha accompagnato fino alla fine e con lui mi sentivo via via più leggero e più bello, era come se mi avesse tatuato musicalmente. Sono cose belle, mi è successo lo stesso con Carlo. Era una musica lavorare insieme a lui. Dopo questo esperimento, mi piacerebbe tornare a fare un film con lui, sarebbe bello sviluppare questo ritmo che abbiamo trovato insieme”.

Per l’autore di Viaggi di nozze si tratta di una concreta possibilità: “Ognuno si occuperà dei propri film e poi ci rincontreremo. C’è bisogno, secondo me, di unire le forze, di creare coppie di attori, una volta queste cose si facevano, prima che nel nostro cinema ognuno andasse per conto proprio. Antonio ed io siamo differenti, ma facciamo accendere quella scintilla che la diversità solitamente provoca. Abbiamo la stessa identica ironia”.

Infine, Verdone si è soffermato sulle ambientazioni del film precisando che ha voluto riprendere una Roma un po’ vecchio stile: “Ho cercato di filmarla un po’ come nei film anni Cinquanta, mostrando quartieri meno battuti dal cinema, come Monteverde vecchio; il quartiere castrense che d’estate, svuotata dalle macchine, è bellissima; il Nomentano, Ostiense e soprattutto il pasoliniano Bar Tevere a Testaccio che non vedevo sul grande schermo dai tempi di Accattone. Per il resto mi sono fatto un po’ ispirare da un certo cinema francese e dalle commedie di vent’anni fa di Woody Allen, anche se Allen è Allen e io sono solo un commediante della commedia italiana. Prima di cominciare il film, ho chiesto alla costumista di non andare a botte di colori, di creare un amalgama unico, di mantenersi sobria. Arnaldo Catinari, poi, è riuscito a dare dei colpi di luce molto belli alla città”.

In ultima battuta, Carlo Verdone ha svelato un segreto: “Recentemente ho postato sul mio profilo facebook la lettera di Seneca che secondo me andrebbe letta ogni sera prima di andare a letto. Vi assicuro che è meglio di un ansiolitico. Per me è stata un’illuminazione, e se i politici leggessero qualcosa di questo filosofo, forse diventerebbero migliori. La sua lettera è una carezza prima di andare a dormire, perché le parole toccano l’anima”.

Silvia Casini

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