“The hateful eight”: recensione

50763L’ottavo film di Quentin Tarantino sbarcherà nelle sale italiane oggi, 4 febbraio 2016.

La pellicola narra la storia di otto personaggi che si vedono costretti a rifugiarsi, a causa di una tempesta di neve, in un emporio disperso nel Wyoming. Saranno loro a tenere incollati gli spettatori alle poltrone. Già… perché il cacciatore di taglie John Ruth (Kurt Russell) vuole e deve portare l’assassina Daisy Domergue (Jennifer Jason Leigh, candidata all’Oscar per il ruolo) alla forca, ma sulla strada incontrerà il maggiore Marquis Warren (Samuel L.Jackson) e Chris Mannix (Walton Goggins), diretto a Red Rock per prendere ufficialmente la nomina di sceriffo. Le loro vite si scontreranno in un momento successivo con quella del messicano Bob (Demian Bichhir), del boia Oswaldo Mobray (Tim Roth), del generale Sanford Smithers (Bruce Dern) e dello scrittore mandriano Joe Gage (Michael Madsen).

E mentre la bufera imperversa, il caos prenderà forma fino a diventare incubo, inferno. Di fatti, nel gelo dell’emporio, le identità dei personaggi diventeranno sempre più enigmatiche, perché la verità è che qualcuno mente e alla grande. Qualcuno o forse tutti…

Ed è con questa premessa che The hateful eight si configura come un mix di killer, di prede, di camuffamenti, di segreti e di smascheramenti. È la perfetta unione dei gialli di Agatha Christie, della paranoia ne La cosa di John Carpenter, di Ombre rosse di John Ford e dei western di Sergio Leone con una spruzzata di personaggi sopra le righe, di dialoghi sfacciatamente carichi, di citazioni, di battute divertenti, di rigogliosità estetica e di tanta, tanta violenza dalle profonde venature horror.

La suddivisione in capitoli, poi, amplifica la stellare fotografia di Robert Richardson. Proprio per questo motivo diviene imperioso vederlo nella versione in pellicola a 70 millimetri, perché potrete notare i dettagli, la minuzia stilistica di certe scene, le occhiate, le pause e le strategie di ciascun personaggio.

Inoltre, la musica realizzata dal maestro Ennio Morricone compie a dovere la sua missione: sottolinea magistralmente il clima di ansia e di terrore che si respira nel piccolo emporio di legno, dove il fiato diviene sempre più corto e le pallottole iniziano a volteggiare nell’aria.

In definitiva, The hateful eight è un film dannatamente imperdibile, perché nonostante l’inaudita ferocia di svariate sequenze, è una ponderata riflessione sull’origine del razzismo, della guerra, della violenza umana, e il narratore onnisciente sarà in grado di fornirvi gli strumenti chiave per osservare da vicino tutte queste sottigliezze, perché il talentuoso cineasta non grazierà nessuno e persino la brutalità più cruda verrà esposta alla mercé dello spettatore, anche se offerta con un pizzico di folle ironia fino a giungere a un memorabile finale. Insomma, The hateful eight è puro divertimento.

Silvia Casini

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