“La casa sul fiume”: recensione

la_casa_sul_fiume_piatto-768x1174Pastoso, profondo e intensamente poetico. È questa la materia di cui è fatto il romanzo La casa sul fiume di Lena Manta, una delle maggiori autrici best-seller greche. Stiamo palando di un libro che ha venduto oltre 250.000 copie e che in Italia è edito da Giunti.

La trama è un intreccio di vite molto suggestivo. Alle pendici del monte Olimpo, c’è un giovane da una famiglia di ricchi proprietari terrieri: è Gheràsimos e si fa notare per la sua bellezza magnetica e la leggerezza con cui passa da una donna all’altra. Finché un giorno, all’età di ventisette anni, non rimane folgorato dall’innocente Theodora, una ragazza di soli dodici anni e di natali molto umili. Nonostante l’opposizione di entrambe le famiglie, la passione proibita tra i due giovani si rafforza di anno in anno, finché Theodora, compiuti i 18 anni non accetta di fuggire con Gheràsimos per sposarlo. Nella grande casa sul fiume in cui si rifugeranno per costruire la propria vita insieme, avranno cinque figlie femmine ma il destino dei due innamorati sarà presto travolto dalla tragedia della Seconda guerra mondiale. Gheràsimos partirà per il fronte e tornerà al villaggio, ma morirà in seguito a una ferita non curata. Theodora resterà con le cinque figlie e deciderà di crescerle da sola. Una dopo l’altra, le cinque affascinanti ragazze lasceranno l’antica dimora, ognuna inseguendo il proprio sogno: il matrimonio, la passione, i soldi, il desiderio di studiare, l’ambizione di sfondare nel mondo dello spettacolo…

Tuttavia, ognuna di loro sa che esiste un porto sicuro dove fare ritorno, prima o poi: la vecchia casa sul fiume, protetta da enormi castagni, che da sempre le chiama e le attende.

È con questa miscela di amori proibiti, girandole di personaggi variopinti e sfide del destino che La casa sul fiume offre al lettore un turbinio di emozioni e una miriade di lezioni di vita. Le pagine sono fittissime di messaggi positivi e le graziose ragazze Melissanthi, Iulìa, Aspasia, Polixeni e Magdalinì, saranno tutte protagoniste di grandi insegnamenti morali. Alcune di loro cederanno alle tentazioni, alla lussuria, al dio denaro, ma alla fine tutte comprenderanno che la memoria è sacra.

Già… perché l’assunto vitale de La casa sul fiume è che noi siamo la nostra memoria e che rinnegare le radici serve soltanto a farci perdere nel caos dell’esistenza. In fin dei conti, viaggiamo solo per ritornare a casa, dove ci sono coloro che partecipano veramente alla stesura infinita del nostro grandioso universo.

Sono poche le persone che hanno il potere di rendere il nostro mondo abitato e di sottrarlo magicamente a quello che altrimenti sarebbe semplicemente un luogo pieno di interlocutori cinici, buoni solamente a scambiare le gerarchie per affetto. E soltanto maturando, proprio come accadrà ai protagonisti del libro, potremmo realmente comprendere a pieno cosa ci sta a cuore, ma soprattutto capire che esiste un unico modo per ritornare a casa: occorre mollare le zavorre che affossano la nostra felicità e che spesso e volentieri ci tengono in ostaggio.

Silvia Casini

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