Due pazienti con lo stesso nome, in sala operatoria quella sbagliata

Sala operatoria (JEAN-SEBASTIEN EVRARD/AFP/Getty Images)
Sala operatoria (JEAN-SEBASTIEN EVRARD/AFP/Getty Images)

Una disattenzione di certo involontaria, ma che poteva avere esiti anche molto gravi quella commessa dal personale sanitario dell’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno, nello specifico da quello della Torre Cardiologica, che per un errore legato a un caso di omonimia stava per operare una donna al posto di un’altra paziente ricoverata nella stessa struttura ma al piano inferiore. Solo grazie all’accortezza dell’anestesista, che ha notato come la data di nascita sulla cartella clinica della paziente non combaciava con quella della donna che stava per sottoporsi all’intervento chirurgico, l’intervento è stato fermato e si è scongiurato un nuovo caso di malasanità.

Sulla vicenda è poi giunta una precisazione del commissario straordinario dell’azienda ospedaliera universitaria Nicola Cantone: “Alcuno scambio vi è stato, bensì al momento dell’arrivo al Pronto Soccorso di una paziente vi è stata la non corretta digitazione dei dati anagrafici. La corretta applicazione delle procedure di gestione del rischio clinico, puntualmente attuate da quest’azienda, inerenti l’identificazione dei pazienti prima degli interventi, ha evidenziato, al momento della compilazione della specifica check-list, una discordanza tra i dati anagrafici inseriti e quanto dichiarato dalla paziente, constatandosi, da parte del personale della sala operatoria della Cardiochirurgia, che la sola scheda anagrafica era errata, in presenza, per contro, di una corrispondenza tra paziente ed iter diagnostico terapeutico seguito”.

Cantone aggiunge che “al solo fine di garantire ulteriore sicurezza alla paziente, si rinviava l’intervento programmato di qualche ora onde effettuare la correzione dei dati anagrafici e la verifica degli esami diagnostici di laboratorio, nonché nuova validazione delle sacche di sangue.Alla luce di quanto sopra, è evidente che trattasi di una caso di buona sanità in virtù della corretta applicazione delle procedure di rischio clinico”.

GM