Intercettazioni sanità, risate tra medici su bimbi morti e aborti

Pixabay/archivio
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Parlare di malasanità forse qui è riduttivo. Il caso che sta sconvolgendo la Calabria e l’Italia intera riguarda una serie di delitti e reati commessi da 11 tra medici e paramedici all’interno dell’Ospedale di Reggio Calabria. Si parla di aborti forzati, neonati morti, e donne trattate come carne da macello, il tutto condito da intercettazioni in cui i medici ridono di questi eventi provocati da loro o capitati a colleghi. Ecco uno stralcio inquietante di queste conversazioni telefoniche che hanno portato all’arresto, tra gli altri, di Alessandro Tripodi, Filippo Luigi Saccà e Daniela Manunzio, rispettivamente medico in servizio presso il reparto di ostetricia e ginecologia degli Ospedali Riuniti reggini, e medici di turno tra il 16 e il 17 giugno del 2010 presso lo stesso reparto. In una delle telefonate riportate da Ildispaccio si sente il dott. Alessandro Tripodi fare “apertamente riferimento alla circostanza che il dott. Timpano, nel corso dell’intervento aveva cagionato alla paziente [Omissis] una perforazione della vescica, analogamente a quanto era accaduto nel caso della paziente denominata [Omissis]”.

Tripodi: minchia non sai che è successo, stanotte l’ira di Dio; Manuzio: eh? e di chi?; Tripodi: allora, quella lì, eh, di Timpano, che gli ha sfondato la vagina. Eh, allora, lo sai, ha la vescica aperta, (ride……ride….ride) (…) allora dal drenaggio esce urina .. te la ricordi a [Omissis]? Era oro…..mi ha chiamato Pina Gangemi…dottore vedete se potete venire che qua c’è l’ira di Dio…ride….ride che oggi……….2 litri di urina dal drenaggio (ride)…..in pratica…sono andato…. la vescica era aperta….l’hanno suturata in triplice stato…..“.

Non c’è solo questo. Parlando con un altro collega, dr.ssa Manuzio, Tripodo dice: “Vadalà (il primario, Ndr) mi ha spiegato e mi ha detto io non lo so che cazzo hanno combinato, perchè l’isterectomia era fatta alta. Poi, dice c’era un buco nella vagina e l’utero in pratica era come se avessero fatto una..inc.le.. per fare un’isterectomia, la stessa cosa (ride) …… dice non ha capito neanche lui quello che ha fatto..sangue che usciva a fontana da sotto..inc.le..m’immagino a Timpano

Non solo. Tripodi al telefono ride anche quando a perdere la vita è un bambino, a causa di un parto finito male che sarebbe stato realizzato dal primario, Pasquale Vadalà, e dalla collega Manuzio. “Ehi…- dice alla moglie al telefono – eh niente, gli è morto un bambino qua… a Vadalà e alla Manuzio…omissis… ho chiuso il cellulare apposta, cretina, perché sennò mi chiamava in continuazione Vadalà eh…omissis.. e infatti me ne sono andato subito (ma fuia subutu) (n.d.r. ride)…“.

Parlare al telefono degli errori/orrori commessi in sala operatorio sembra una cosa normale, all’ospedale di Reggio Calabria. In chiamata con un’altra collega, Tripodi avrebbe detto: “Si sono messi l’altro giorno a fare un’isterectomia per via vaginale“. Risponde la collega: “Eh?”. “Gli è rimasto l’utero nella mani“, ride Tripodi, “stava morendo la paziente“.

Il Gip Antonino Laganà commenta così quanto emerge dai nastri delle intercettazioni: “Si ride letteralmente degli altrui errori medici forieri di devastanti conseguenze per le pazienti ignare vittime di tale situazione con ciò delegittimando e di fatto sfiduciando totalmente il singolo medico “preso di mira” e rilevando la drammaticità della situazione medica occorsa“.

F.B.