“Smartphone e cuffiette sono peggio della droga”

(Pixabay/archivio)
(Pixabay/archivio)

Paolo Crepet, noto psichiatra chiamato spesso a commentare i casi di cronaca che più fanno dicsutere, ha detto la sua opinione in merito all’assurda morte di Lisa Digrisolo, la studentessa e aspirante modella finita sotto un treno Frecciarossa mentre attraversava i binari con le cuffiette nelle orecchie. Crepet, intervistato dall’Huffington Post, dice: “Ormai gli smartphone e le cuffiette per la musica sono peggio della droga e dell’abuso di alcol. Gli strumenti tecnologici sono diventati proprio questo, una trappola. Siamo tutti costantemente connessi, una connessione 24 ore su 24 che ci fa perdere il rapporto con la realtà. È difficile che una persona sia drogata o ubriaca per un intero giorno. Mentre quasi tutti siamo connessi sempre”. Crepet poi se la prende in particolare con Whatsapp: “Questa app per la sua stessa natura ci costringe a rispondere subito. Non ci permette di concentrarci. Quando sono sull’autostrada ci sono questi camion che ballano, poi li superi e vedi che il conducente sta scrivendo o giocando col cellulare. Bisogna fare qualcosa”.

Si ma cosa? Le soluzioni non sembrano essere così semplici proprio come ammette lo stesso Crepet: “La tecnologia gode di un pregiudizio positivo: tutto ciò che è tecnologico è buono. Era più facile negli anni 80-90, quando noi psichiatri andavamo nelle scuole a fare campagna contro le droghe che ovviamente vengono percepite come un male. Elaborare un’educazione nel rapporto con i nuovi strumenti digitali è più complicato. Come fa un padre di 40 anni a dare delle regole al proprio figlio rispetto agli strumenti digitali, se lui stesso sta sempre attaccato al telefonino?”. Una soluzione potrebbe essere quella di punire chi compie abusi. Lo stesso psichiatra ricorda che “in qualche stato degli Stati Uniti fanno multe ai pedoni quando vengono trovati ad attraversare la strada mentre utilizzano lo smartphone”.

Infine Crepet se la prende anche con le cuffiette per la musica: “Questo è un fenomeno che coinvolge soprattutto i giovani – sottolinea lo psichiatra -. I giovani si immergono in una sorta di isolamento autistico perché odiano il mondo e tutto ciò che hanno intorno gli fa schifo. Qualche sera fa in treno mi sono trovato seduta davanti una ragazza: aveva il cappuccio in testa, indossava gli occhiali da sole anche se fuori era buio, musica a tutto volume nelle orecchie e smartphone tra le mani: se andava a fuoco il treno chi l’avvisava?”.

F.B.