Non paga l’Iva per poter pagare i dipendenti “Sono come figli”

Agenzia delle entrate (screenshot Youtube)
Agenzia delle entrate (screenshot Youtube)

Un imprenditore aretino, titolare di un’azienda che opera nel settore degli infissi, è stato processato rischiando una condanna dai sei mesi a due anni, in quanto non avrebbe pagato l’Iva pur di garantire invece il pagamento degli stipendi ai suoi dipendenti. Secondo il giudice, non ci sarebbe stato dolo nella scelta dell’uomo, che aveva spiegato: “Abbandonarli sarebbe stato come abbandonare i miei figli”. La crisi dell’imprenditore inizia nel 2001, quando arrivano i primi insoluti.

In seguito, le banche cominciano a restringere l’accesso al credito, quindi si arriva alla liquidazione dell’azienda e al concordato preventivo, che però non trova sbocchi. L’azienda fallisce ma il titolare ci riprova: viene costituita una nuova società che acquista dalla curatela la vecchia azienda e 120 dipendenti possono continuare a lavorare. Inoltre, l’imprenditore, con quel che rimane della liquidità, decide di pagare i dipendenti ma non i 700 mila euro di Iva all’agenzia delle entrate. “Una decisione coraggiosa presa dal giudice Faltoni, per la prima volta ad Arezzo”, ha commentato l’avvocato Osvaldo Fratini, che difende l’uomo.

Diversi i precedenti e dagli esiti contrapposti: a gennaio, la Cassazione ha assolto un imprenditore e manager del settore costruzioni. L’uomo non aveva versato 170 mila euro di Iva e dal 2005 contrattava con Equitalia la rateizzazione delle imposte arretrate. In qualche modo riusciva a pagare, almeno fino al 2011 quando proprio non ce l’ha più fatta. E il tribunale nel marzo scorso aveva disposto il sequestro dei beni personali e aziendali, a garanzia di quanto doveva all’Erario, portandolo vicinissimo all’incubo del fallimento.

C’è poi il caso di un impresario cuneese che non pagava le tasse per non licenziare i dipendenti e che sempre in Cassazione è stato condannato in quanto la perdita del lavoro non costituisce un “grave danno alla persona” per quel che riguarda il codice penale. Qualche anno fa, infine, a Milano un imprenditore è stato scagionato dall’accusa di evasione fiscale perché quanto ha fatto “non costituisce reato”.