Nel quartiere dove è morta Fortuna: “Qui i pedofili si giocano i bimbi a carte”

Un ricordo di Fortuna Loffredo (foto dal web)
Un ricordo di Fortuna Loffredo (foto dal web)

Dopo l’arresto di Raimondo Caputo, accusato della morte della piccola Fortuna Loffredo, avvenuta nel Parco Verde di Caivano il 24 giugno 2014, emerge un quadro inquietante dalle indiscrezioni rispetto alle indagini. Secondo quanto riporta il quotidiano ‘Il Giornale’, che ha raccolto la testimonianza di chi ha deciso di rompere il muro di omertà nel quartiere, gli “orchi” della zona “si giocavano” i bambini a carte, promettendo in pegno “un fidanzatino” o una “fidanzatina”.

La rete di pedofili si presume sia molto ampia, mentre gli inquirenti vogliono ora capire quale sia il ruolo dei genitori delle vittime e se anche tra loro ci siano complicità. Determinanti nella risoluzione del giallo sono state le testimonianze dei bambini e non degli adulti omertosi. Le amichette della povera vittima hanno messo gli investigatori sulla giusta strada con le loro parole e i loro disegni, una volta allontanate dai magistrati dal degrado familiare in cui vivevano.

In particolare, c’è la testimonianza di un’amichetta della piccola Fortuna, ma anche quella di una delle tre figliastre di Raimondo Caputo, che ha raccontato come il patrigno “voleva violentarla, ma Chicca non voleva e gli tirava i calci. Allora lui l’ha presa in braccio e l’ha buttata giù. Era presente anche mia madre che poi mi ha detto che dovevo tenere il segreto”. Durissimo Pietro Loffredo, padre della bimba uccisa: “É una bestia che forse non ha neanche capito quello che ha fatto: in un altro Paese lo condannavano a morte”.