Capretto “immolato”: assolti perché di religione islamica

Capretto (Jason Oxenham/Getty Images)
Capretto (Jason Oxenham/Getty Images)

La Corte d’Appello di Genova ha assolto due uomini di etnia rom che avevano massacrato un capretto, macellandolo con rito islamico senza autorizzazioni. L’animale era stato sgozzato in mezzo alla strada, appeso a testa in giù e lasciato morire dissanguato, ma per i giudici a essere “prevalente” la spiritualità degli umani sul dolore delle bestie. In sostanza, la Corte ha sostenuto che la legge non tutela l’animale in sé, ma semmai il sentimento di pietà degli uomini nei suoi confronti.

Una visione dunque totalmente opposta da quella della sentenza di primo grado, quando i due nomadi accampati con le proprie famiglie in Valbisagno erano stati condannati a una pesante sanzione, perché accusati di maltrattamenti, reato che ha come dirimente sottoporre “a sevizie per crudeltà e senza necessità” l’animale. Scrive il giudice Mauro Amisano nelle motivazioni alla nuova sentenza: “L’ipotesi di crudeltà verso gli animali presuppone concettualmente l’assenza di qualsiasi giustificabile motivo, poiché la crudeltà è di per sé caratterizzata dalla mancanza di un motivo adeguato e da una spinta abietta e futile”.

In sostanza, “una pratica come il sacrificio rituale musulmano, che è di per sé crudele se parametrata alla sofferenza inflitta, non può essere considerata illecita poiché esplicitamente ammessa per il rispetto dell’altrui libertà religiosa, e quindi non lesiva del comune sentimento di pietà”. Inoltre, “il limite allo svolgimento di queste pratiche è quello della necessità, nel senso che la macellazione senza stordimento preventivo della vittima è consentita solo ed esclusivamente nel contesto d’un rito religioso, com’è avvenuto nella fattispecie”.

Nei giorni scorsi, ad Arquà Polesine, in via San Vincenzo, in provincia di Rovigo, una famiglia di origine albanese composta da papà, mamma e due figlie, stava preparando i festeggiamenti per la Pasqua ortodossa e aveva deciso di macellare due pecore nel giardino di casa, appendendola a un albero, quando i vicini – attirati dai lamenti degli animali – hanno deciso di lanciare l’allarme.

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GM