Monti disse: “L’Europa ha bisogno di gravi crisi” (VIDEO)

Monti Renzi
(Jochen Zick – Pool/Getty Images)

Nel giorno in cui la Gran Bretagna era chiamata a scegliere sul ‘Brexit’, attraverso un referendum, spunta fuori un’intervento dell’ex presidente del Consiglio, Mario Monti, di qualche mese prima del suo insediamento a Palazzo Chigi, in cui questi afferma: “Non dobbiamo sorprenderci che l’Europa abbia bisogno di crisi, di gravi crisi, per fare dei passi avanti. Questi sono per definizione cessioni di parti di sovranità nazionale a un livello comunitario”.

Proseguiva Monti: “E’ chiaro che il potere politico ma anche il senso di appartenenza dei cittadini a una sovranità nazionale possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico, psicologico del non farle diventare superiore al costo del farle, perché c’è una crisi in atto, visibile, conclamata”. Per tale ragione, secondo Monti, c’è bisogno “di crisi, ma quando questa sparisce restano dei sedimenti che si sono messi in opera per cui non è reversibile”.

“Mi hanno detto che è stato realizzato un software per il quale l’uomo politico legge alcune pagine di un discorso, viene condotto un instant polling e le pagine successive del discorso possono essere riadattate in base alle reazioni immediate di chi ascolta”, rivelava ancora Monti in quest’intervista, aggiungendo: “Certamente occorrono delle autorità di enforcement rispettate, che si facciano rispettare, che siano adeguate. Esistono oggi in Europa troppi governi che si dicono liberali e che invece come prima cosa hanno cercato di attenuare la capacità di azione, le risorse di autorità che si sposano necessariamente al mercato anche in un’economia liberale”.

Contrario al referendum

“La decisione di Cameron distrugge la paziente opera di tessitura di una generazione di europei” – aveva detto Monti nei giorni scorsi a proposito del referendum – “Non sono d’accordo con chi dice che questo referendum è una splendida forma di espressione democratica. Le dico di più. Sono contento che la nostra Costituzione, quella vigente e quella che forse verrà, non prevede la consultazione popolare per la ratifica dei Trattati internazionali”.

Poi ancora: “Le conseguenze del voto, indipendentemente dall’esito, sono pesanti per l’Unione stessa. Non dobbiamo illuderci; se anche il Regno Unito votasse per restare, ormai c’è un precedente. Cosa succederebbe se altri Stati decidessero di intraprendere un cammino simile a quello britannico? Un qualche Paese dell’Est o altri. Che si dice loro? Siete piccoli, non potete chiedere queste cose?”.

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GM