Alfano e gli impieghi alle Poste: “Vi dico la verità”

(JOHN THYS/AFP/Getty Images)
(JOHN THYS/AFP/Getty Images)

Continua la polemica contro Angelino Alfano, dopo che il padre del Ministro avrebbe mandato 80 curriculum per presunte assunzioni alle Poste. Il tutto è stato messo in evidenza  da un’intercettazione contenuta nella richiesta di arresto del pm dell’inchiesta ‘Labirinto’, che ha permesso al Nucleo Speciale  della Guardia di Finanza della capitale, di scoprire un vorticoso giro di tangenti e di mettere sotto inchiesta oltre 50 persone accusate a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, corruzione e riciclaggio, truffa ai danni dello Stato e appropriazione indebita.

Alfano però non si dimetterà da Ministro dell’Interno. Parlando con alcuni deputati del suo gruppo, il leader del Nuovo Centrodestra è categorico: l’ipotesi di lasciare il Viminale sull’onda delle polemiche suscitate dall’inchiesta della Procura di Roma, non viene neanche presa in considerazione: “Oggi la barbarie illegale arriva a farmi scoprire, dalle intercettazioni tra due segretarie, che un uomo di ottant’anni, il cui fisico è da tempo fiaccato da una malattia neurodegenerativa che non lo rende pienamente autosufficiente, avrebbe fatto ‘pressioni’ presso le Poste per non so quale fantastiliardo di segnalazioni”.  Il Ministro dell’Interno aggiunge inoltre  che è “indegno” dare credito a “due signore che parlano, anche insultandomi” e “non so chi siano”.

“Le due signore che parlano, anche insultandomi – rileva Alfano, riferendosi all’intercettazione in cui la segretaria di Raffaele Pizza parla di 80 curriculum per Poste Italiane inviati dal padre del ministro – non so chi siano, ma quell’uomo lo conosco bene perché è mio padre ed è indegno dare credito e conto a ciò che i magistrati avevano scartato dopo avere studiato». “Nel frattempo – aggiunge – il contenuto reale dell’inchiesta giudiziaria passa in secondo ordine in spregio ai tanti uomini dello Stato che a quella inchiesta si sono applicati”.

MD