“La famiglia Fang”: recensione

Fang_100x140_dataEsce oggi (primo settembre) al cinema La famiglia Fang, la trasposizione filmica del romanzo di Kevin Wilson, un crudele ed atipico ritratto di una coppia tanto squilibrata ed egoista da rasentare la totale distruzione della prole. È una potente riflessione sul concetto di arte, che tramite il filtro della comicità, sempre in bilico tra cinismo e ironia, riesce a mostrare un affresco della società odierna: malata e piena di disincanto.

Infatti, qui A e B, ovvero Annie (Nicole Kidman) e Baxter (Jason Bateman) sono vissuti dai genitori come un’appendice del loro estro artistico. Caleb e Camilla Fang (Cristopher Walken e Maryann Plunkett) sono performer le cui creazioni scioccano e ammaliano il pubblico, ma trattano i loro figli come delle semplici pedine per attuare le loro opere provocatorie spesso al limite tra il genio e la follia. E quando scompariranno nel nulla, Annie e Baxter saranno costretti a tornare a casa. La polizia teme il peggio, ma Annie è convinta che si tratti di una nuova performance e che Caleb e Camilla abbiano finto la propria morte per dare vita all’ennesima, bizzarra “opera d’arte”.

Perché? Semplice… perché la famiglia Fang non è come le altre. È una famiglia costituitasi negli anni Settanta che ha fatto della propria vita un’opera d’arte: Caleb e Camille non concepiscono azione che non sia figurativa. Così, i disgraziati figli, vengono chiamati sempre in causa al fine di mettere in atto i loro deliranti e pazzeschi progetti artistici.

E proprio per questo motivo, Annie e Baxter da adulti saranno due persone psicologicamente devastate: lei è diventata un’attrice, ma ha problemi relazionali e la sua carriera ha difficoltà a decollare, e lui invece è un giornalista che vive in perenne solitudine.

Tuttavia, mettendo insieme i pezzi del puzzle e dei ricordi della loro infanzia, Annie e Baxter si metteranno alla ricerca dei genitori, sperando di scoprire la verità su quanto accaduto e, magari finire anche per ritrovare se stessi.

Ed è con questo giallo a tinte drammatiche, che il film, diretto proprio da Jason Bateman, mette in scena la sofferta vita emotiva dei piccoli Fang e punta il dito sui disagi familiari e sulle cruciali relazioni genitoriali, offrendo al pubblico un lungo racconto basato sullo spiazzamento e sull’imprevedibile.

Di fatto, La famiglia Fang è un film sui geniris che mostra il lato oscuro del cuore umano, dove Walken e Plunkett sono brillanti e feroci al contempo, mentre Kidman e Bateman sono fragili e commoventi.

Qui, tutto è portato all’eccesso, perché Caleb e Camille sono e resteranno sempre artisti stravaganti e d’avanguardia. Chi li segue li definisce geni; per chi li critica, invece, sono soltanto dei patetici clown. D’altronde, i Fang hanno trasformato la loro intera esistenza in una performance egocentrica, simile a una carnevalata perpetua, con messinscena disorientanti, a metà strada tra la street art e il farsesco. Tutto il loro animo è teso alla libertà di espressione, ma a che prezzo? Fin dove si spingeranno? Be’, questa sorta di genitori-attori, di artisti-simulatori andranno oltre la mera beffa e arriveranno a raggiungere l’inimmaginabile, salvo poi venir scoperti dai propri figli, che della loro compagnia ambulante e pazza, alla fine, decideranno di farne a meno.

Di conseguenza, vedere questo film, sarà un po’ come salire su una giostra, dove in controluce si riuscirà a vedere l’arte che fagocita tutto, persino i rapporti familiari, perché i Fang sono sgangherati e fanatici, e in ogni circostanza manterranno sempre intatto il loro spirito hippy.

In definitiva, tra scavi psicologici, flashback, spettacolarizzazioni grottesche, assurde arlecchinate artistiche, situazioni disturbanti, clamorosi coup de théâtre e misteri irrisolti, La famiglia Fang si configura come una raffinata commedia dolceamara, capace di analizzare con sguardo truce e sagace l’infanzia e i difficili legami genitori-figli.

Silvia Casini

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