“Nel sisma ho perso i miei genitori, per me erano tutto”

I genitori di Gianni Valentini (foto dal web)
I genitori di Gianni Valentini (foto dal web)

Tra le vittime del sisma della notte tra 23 e 24 agosto anche Egidio Valentini e sua moglie Pasquetta Gianni, commercianti di 85 e 82 anni molto conosciuti a Torvajanica, frazione di Pomezia, la città dell’agro Pontino che a causa del terremoto ha pagato molto in termini di vite umane. Ai coniugi ha scritto una lunga e commovente lettera il figlio Gianni, spiegando: “I genitori sono il punto di riferimento per i figli. Per me lo sono stati sempre, ininterrottamente, fino alla fine. Con loro condividevo tutto. In loro cercavo le parole di conforto, e loro puntualmente erano pronti a darmele”.

Prosegue l’uomo, molto legato agli affetti familiari: “Sono stati rari i giorni che non ho ricevuto da mamma e papa’ la solita telefonata: ‘Papa’: Tutto bene? Hai bisogno di qualcosa? Devo farti qualche giro?” Oppure. Mamma: “Gianni? Dove sei? Stasera passi? Che ti preparo da cena?’. Qualche volta, come solo i figli sanno fare, rispondevo un po’ stizzito a queste telefonate perché preso da altre incombenze. E’ passato solo poco tempo, ora cosa non darei per vedere i loro nomi sulle chiamate del telefonino. E’ il mistero della vita, che le sacre scritture ci citano ne testi sacri”.

Si chiede Gianni Valentini: “Quale ragione ci potrebbe essere sul perché dovevano abbandonare questo terra sotto un cumulo di macerie insieme nel letto, fianco a fianco nella stessa e usuale posizione che noi figli conosciamo. Mi impongo di accettare che il Signore per una sua qualsiasi ragione o volontà abbia cosi’ voluto perché papà e mamma dovevano essere in un altro luogo. E da credente non posso fare altro che rimettermi alla sua volontà. Anche se per me, e per tutti noi, rimane lo sconforto di non averli più accanto”.

La zia estratta viva

Nel dolore di quei momenti, Gianni Valentini ha ricevuto anche una buona notizia: “Nella stessa casa, sotto a tre solai divisi solo da un tramezzo da papa e mamma, l’estrazione dalle macerie di zia Anna quasi illesa. Ecco anche qui il mistero della vita. Anche in questo caso, da credente , cerco di trovare la mia spiegazione. Zia deve vivere per noi, anche per papà e mamma che piangiamo. Forse il Signore mi ha voluto dare la possibilità di avere una zia che dovrà cercare di alleviare la sofferenza di non avere più mamma e papà. Questo è il mio pensiero sul mistero della vita”.

L’impegno dei genitori

Gianni Valentini ricorda ancora: “Papà e mamma erano impegnati sul territorio di Amatrice, in particolare sostenevano con forza e volontà la sistemazione della Chiesa di Sommati, una frazione di amatrice nostra zona natia già precedentemente colpita dal terremoto del ’50. Ora quella chiesa è parzialmente crollata ed è inagibile. Sto pensando che il miglior ricordo per farli continuare a vivere nei nostri cuori affinché ci sia seguito al loro operato e alle loro volontà è quello di creare una fondazione onlus a loro intitolata che porterà avanti i loro voleri”.

Il ricordo e i ringraziamenti

Tanti i ringraziamenti fatti dall’uomo al termine della lettera: “Tutti i cugini intervenuti dai primi momenti del sisma, i quali hanno scavato con me e mi hanno confortato in tutto quello che potevano fare. Grazie a tutti i nipoti e ai parenti che hanno cercato di fare tutto il possibile per ritrovare papa’ e mamma. Un commosso ringraziamento va ai miei ragazzi della Soradis che prima che potessi chiamarli per aiutarmi a scavare erano già arrivati sul posto. Insieme ai miei cugini hanno scavato per due giorni, giorno e notte senza mai fermarsi. Hanno scavato non solo con le mani ma anche e soprattutto con il cuore. Loro sono riusciti a sentire la voce di Zia sotto le macerie e loro hanno ritrovato papa’ e mamma. Solo allora si sono fermati. Solo allora la disperazione si è impadronita dei loro volti”.

Poi ancora “un grazie particolare lo voglio rivolgere alle persone del luogo che appena sono arrivato sulle macerie della casa mi hanno chiesto chi cercavo ed io ho risposto papa’, mamma e zia. E loro hanno capito il dramma. Hanno scavato insieme a noi fino a quando non sono stati allontanati dai Vigili del Fuoco. Gente che personalmente non conosco e che oggi non so proprio come ringraziare di persona”. Infine un grazie va “alle squadre dei Vigili del Fuoco di Prato e Arezzo a cui avevano assegnato la casa di mamma e papa’. Visto l’impegno e la determinazione di tutti non hanno avuto il coraggio di allontanarci dal cantiere, anche avendo ricevuto ordini contrari. Ci hanno “sopportato” perché si rendevano conto che tutti noi scavavano convinti e con una forte interiore speranza di ritrovare in vita anche mamma e papà”.

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GM