Veronesi: “Ecco perché i malati si fidano dei ciarlatani”

(Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)
(Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)

In questi giorni si discute tanto della vicenda di Eleonora, la 18enne morta per leucemia, e di Alessandra la 34enne madre di due bimbe morta in seguito ad un tumore al seno. Entrambe avevano rifiutato le cure mediche tradizionali perché credevano in metodi alternativi come quello del tedesco Hamer rivelatisi poi fatali per entrambe. Adesso sul tema interviene in modo decisamente netto Umberto Veronesi, uno dei massimi esperti di oncologia a livello mondiale. Ecco le sue parole che iniziano con una sferzante domanda retorica: “Il cancro non è più una malattia incurabile e le moderne terapie possono salvare la vita salvaguardando anche l’identità psico-fisica della persona. A quanti sacrifici di esistenze stroncate per seguire l’illusione di miracolose cure – cosiddette alternative – dobbiamo ancora assistere per diffondere la coscienza di questa realtà?”. La sua invettiva prosegue così: “I due recenti casi delle donne morte per tumore perché hanno rifiutato di aderire alla chemioterapia che poteva salvarle sono una ferita aperta per tutti noi oncologi. Ma anche un grido d’allarme. Quelle di Eleonora e Alessandra sono storie che seguono la stessa tragica dinamica che induce una persona in un momento di fragilità estrema (Eleonora quando si è ammalata era anche minorenne, e il suo dramma si è automaticamente riversato sui genitori) a seguire qualsiasi imbonitore che sappia dare una speranza in più”.

Veronesi poi approfondisce il ragionamento sulla chemioterapia, una cura spesso vissuta in modo sbagliato dai malati  e dalle loro famiglie: “Bisogna liberare la chemioterapia dallo stigma di cura devastante, che fa paura più del cancro stesso. Bisogna anche affrancarla dalla sua associazione alla terapia per moribondi, che si somministra quando non c’è più niente da fare. In passato è stata utilizzata in modo improprio e per molti anni è stata effettivamente prescritta a dosi altissime, senza alcuna considerazione per gli effetti che avrebbero avuto sul malato. I farmaci chemioterapici rimangono una terapia pesante e impegnativa per la persona ed è inutile negarlo. Ma gli sforzi enormi per ridurne gli effetti collaterali stanno sortendo risultati significativi”.

F.B.

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