Le lesbiche contro l’utero in affitto: “Le donne e i bambini non sono merce”

Nichi Vendola (ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)
Nichi Vendola (ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images)

A diversi mesi dalla nascita di Tobia Antonio, il cui padre genetico è Ed Testa, storico compagno dell’ex presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, molto criticato per aver fatto ricorso alla pratica della maternità surrogata, arriva un appello contro il cosiddetto “utero in affitto” da parte di cinquanta donne, esponenti della comunità lgbt che “rifiutano la mercificazione delle capacità riproduttive delle donne”. Nell’appello c’è poi il rifiuto della “mercificazione dei bambini”. Le lesbiche “chiedono a tutti i Paesi di mantenere la norma di elementare buon senso per cui la madre legale è colei che ha partorito, e non la firmataria di un contratto, né l’origine dell’ovocita”.

Inoltre “chiedono a tutti i Paesi di rispettare le convenzioni internazionali per la protezione dei diritti umani e del bambino di cui sono firmatari e di opporsi fermamente a tutte le forme di legalizzazione della maternità surrogata sul piano nazionale e internazionale, abolendo le (poche) leggi che l’hanno introdotta”. Tra chi ha aderito all’appello, Aurelio Mancuso, presidente Equality Italia, Gianpaolo Silvestri, fondatore di Arcigay, ex senatore dei Verdi,  e alcune femministe di fama internazionale come Silvia Federici, emerita presso l’Hofsra University di New York, Ariel Salleh, scrittrice, e Barbara Katz Rothman, autrice di studi sulla maternità. Ma l’appello trova il sostegno, ad esempio, di Paola Binetti, deputata di Area Popolare: “Molto coraggioso, ne condivido in grandissima parte i contenuti. Andare controcorrente è difficile, ma è il vero segno della libertà”.

Si tratta di una lettera che è stata a lungo discussa all’interno del mondo lgbt italiano, come spiega una delle promotrici dell’iniziativa, Daniela Danna: “Abbiamo cominciato a raccogliere firme prima dell’estate. Il dibattito italiano sta volgendo ai regolamenti come protezione dallo sfruttamento, ma questa è una illusione”. Sul fronte opposto si schiera Micaela Ghisleni, filosofa bioeticista: “Non c’è sfruttamento della donna, né commercio del corpo umano. Mentre gli interessi dei bambini sono tutelati. Ci può essere sfruttamento in contesti nei quali l’autodeterminazione della donna è messa a rischio da condizioni economiche disagiate e da subalternità culturale. Altro invece è applicare la gpa dove la donna resta al centro di sistemi di garanzie che escludono lo sfruttamento, tipo California e Canada. Là ci sono contratti, la donna non lo fa per bisogno ma per scelta come dono”.

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GM