I biglietti di addio di Marco Prato: “Fa troppo male la vita”

Marco Prato (Facebook)
Marco Prato (Facebook)

Marco Prato, uno dei due giovani in carcere perché accusati dell’omicidio di Luca Varani, il 23enne ucciso in un appartamento del quartiere Collatino, alla periferia di Roma, aveva manifestato diverse volte intenzioni suicide. Il particolare era già emerso dopo la tragica morte di Luca Varani, quando  l’organizzatore di eventi gay dal carcere di Regina Coeli dove si travava in isolamento – secondo quanto riferito dal suo legale – avrebbe affermato: “Dovevo morire io. Ho fatto una cosa orribile. Sono pentito”.

Erano poi emerse sette pagine di messaggi e lettere scritte di getto dopo aver ingerito un’intera boccetta di Minias, un ansiolitico acquistato dal suo complice Manuel Foffo, in cui Marco Prato spiega le ragioni delle sue intenzioni suicide, parla della sua volontà di fare un’operazione per cambiare sesso e del dissenso della madre. Ora spuntano lettere scritte dal giovane mentre tentava il suicidio in una camera d’albergo: “Vi scrivo mentre me ne sto andando. Chiedo scusa a tutte le persone a cui ho fatto qualcosa”, si legge in una di queste.

Poi ancora: “Mamma e papà vi amo e vi ho sempre amati, non ho rancore o rabbia, solo amore per voi”. E aggiunge: “Sto male o forse sono sempre stato così, ho scoperto cose orribili dentro di me e nel mondo. Fa troppo male la vita”. Marco Prato si rivolge sempre ai suoi genitori: “Non avete nessuna responsabilità, né avete fatto nulla per essere complici dell’autolesionismo. Cercate di essere sereni, amatevi e non sentitevi mai in colpa”.

I fatti dell’atroce omicidio del giovane Luca Varani

GM