(websource/archivio)

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A Boscoreale, in uno dei palazzoni del Piano Napoli di via Passanti Flocco, uno dei due quartieri di edilizia popolare nati dopo il sisma in Irpinia, è guerra tra famiglie: “Ve ne dovete andare, dovete lasciare l’alloggio. Tua figlia è una mongoloide”, è l’accusa che due genitori con una figlia rivolgono ad altri due genitori, la cui bambina è affetta da sindrome di Down. Tutto ha inizio nel 2012, quando la seconda famiglia in questione si trasferisce nel quartiere: da quel momento in poi “la signora del piano di sopra” fa di tutto per rendere loro la vita impossibile.

Ieri il giudice monocratico Mariaconcetta Criscuolo del tribunale di Torre Annunziata ha emesso la sentenza di primo grado: l’intero nucleo familiare, composto dai coniugi 62enni e dalla figlia 36enne, è stato condannato per concorso in stalking con una pena di un anno ciascuno, nonostante l’accusa, rappresentata dalla pm Barbara Aprea, avesse chiesto esattamente la metà, 6 mesi. Tra gli atti contro la famiglia e in particolare contro la ragazza down secchiate d’acqua e candeggina gettate dal piano superiore, un vaso che sfiorò la giovane con tanto di minaccia successiva di essere più precisi, il distacco del contatore elettrico, schiuma da barba all’esterno della porta d’ingresso.

Tutti episodi documentati dai carabinieri della stazione di Boscoreale agli ordini del luogotenente Massimo Serra: “Lasciate la casa, bastardi. O ve ne andate voi, o vi cacciamo noi”, minacciavano i vicini, mentre la madre della ragazzina ha denunciato che “urlavano sei una mongoloide a mia figlia e colpivano la porta con calci e pugni”. La vicenda si è consumata in un quartiere dove dominano la microcriminalità e lo spaccio e dove in molti occupano abusivamente alloggi che non spettano loro.

Solo ad aprile dello scorso anno era arrivata la prima condanna per “stalking condominiale”, quello nei confronti di due vicini di casa di una coppia, Stefano Ansaldi, operaio di 39 anni, e la moglie Marina Cerquetti, 41 anni. I coniugi per quattro anni hanno dovuto fare i conti con le continue angherie alle quali erano sottoposti da Maria Barbieri di 74 anni e il figlio Nivio Bunicci di 40.

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GM